{"id":247,"date":"2023-03-26T09:49:08","date_gmt":"2023-03-26T09:49:08","guid":{"rendered":"https:\/\/wordsfly.org\/?p=247"},"modified":"2023-04-13T20:17:52","modified_gmt":"2023-04-13T20:17:52","slug":"la-tempesta-e-il-capestro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wordsfly.org\/it\/2023\/03\/26\/la-tempesta-e-il-capestro\/","title":{"rendered":"La Tempesta e il Capestro"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-text-align-right\"><em>Tempo di lettura: 18 minuti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In tutta la sua ottuagenaria carriera di consigliere alla corte del re di Napoli, Gonzalo non aveva mai visto una tempesta del genere. Pareva che Poseidone avesse schierato tutti i propri spiriti e tritoni a ingaggiare una furiosa battaglia con i turbini di Zeus; nessuno, n\u00e9 Omero n\u00e9 Plinio, non Seneca n\u00e9 tantomeno quel tramontante Bardo d\u2019Inghilterra, l\u2019uomo del fiume di Stratford, avrebbe potuto partorire nella propria fantasia un cos\u00ec spettacolare scatenarsi di elementi.<\/p>\n\n\n\n<p>Era naturale che la corte del re si spaventasse a morte. Quell\u2019accozzaglia di cialtroni, i cui colli erano tanto grassi da strangolarsi nelle gorgiere, erano soliti farsi venire i capelli bianchi per molto meno, ad esempio per un mancato invito a quell\u2019importante ricevimento che serve a rimarcare agli occhi degli stimati colleghi la propria importanza agli occhi dello stimatissimo delfino. Era naturale, naturalissimo, che quella fosse la loro reazione; ma che anche a re Alonso si afflosciassero i favoriti e si inverdissero le guance per la strizza, ecco, ci\u00f2 Gonzalo proprio non poteva concepirlo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Il mio regno per un cavallo! \u00bb esclam\u00f2 il regnante con voce chioccia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Perdonate, mio signore \u00bb rispose la voce di Antonio, duca milanese, soffocata dalla tramestante corsa dei cavalloni, \u00ab ma&#8230; in che senso? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab In che senso cosa, mio buon Antonio? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab La frase che avete detto \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Che ho detto? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Il vostro regno per un cavallo \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Uh! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Che c\u2019\u00e8, vostra maest\u00e0? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Uh, uh! Bella frase, Antonio, bella frase. Me la segno \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma, sire&#8230; l\u2019avete detta voi! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ah, s\u00ec? \u00bb gracid\u00f2 re Alonso, arcuando le sovrane sopracciglia cespugliose.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma vi capisco, mio re \u00bb si affrett\u00f2 ad aggiungere il duca di Milano: \u00ab questa dannata burrasca mette paura anche a me. \u00c8 naturale pensare ad altro, esser distratti&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Macch\u00e9 burrasca e burrasca! \u00bb esclam\u00f2 Alonso, e per la prima volta quella mattina si concesse una grassa risata, che non si sapeva bene se venisse dal cuore o dal fondo della sua grassa pancia. \u00ab Ma che marea e marea! No, no! Questa \u00e8 faccenda da politicanti \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Alle parole del re i lineamenti di Antonio, gi\u00e0 sbattuti di loro, ebbero un istante di vacillamento; la pioggia che picchiettava sui suoi zigomi faceva pensare che, presto o tardi, sarebbe crollato in un pianto di bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non vi seguo, maest\u00e0 \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 semplice \u00bb gongol\u00f2 Alonso, alzando la voce per farsi udire sopra il muggito del maestrale. \u00ab Quando non sappiamo cosa dire, noi uomini di Stato ci empiamo il palato di belle parole, in modo da solleticare l\u2019orecchio degli auscultatori \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Per qualche secondo nessuno os\u00f2 proferire parola; persino i marinai della nave non si curarono pi\u00f9 di stringere il fiocco e il controfiocco, di fissare il carico alla base degl\u2019alberi e, insomma, di sbrigare le faccende cui solitamente si dedicano i marinai. Tutti rimasero di sasso a fissare il re, fradicio di pioggia e raggiante di sorriso. Poi, nobile o reietto, furfante o nobiluomo che fosse, ciascuno lasci\u00f2 cadere in mare gli oggetti che teneva in mano e si profuse in un accorato applauso per il sovrano di Napoli.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bravo, bene! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bene, bravo! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bis! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tris! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ter! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tris! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ter&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tris! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Si dice <em>ter<\/em>, ignorante! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tris! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Io ho studiato latino sui testi dell\u2019Erasmo! Chi sei tu per dire&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tris! \u00bb esclam\u00f2 il re, unendosi ai cori festosi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tris! \u00bb esclam\u00f2 il latinista dell\u2019Erasmo, dimenticandosi della dizione e della dignit\u00e0 del <em>mos maiorum<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Lunga vita a re Alonso! \u00bb esclam\u00f2 Gonzalo, tirando fuori la stessa arzillitudine di quando aveva ottant\u2019anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Come un\u2019ospite indesiderato, sul ponte della nave cal\u00f2 il silenzio. I marinai, quasi a ridestarsi da un incantesimo, si accorsero di avere le mani vuote e vanamente strinsero le dita intorno agli attrezzi che avevano lasciato cadere tra i flutti; il latinista smise di dare la mano all\u2019ignorante e la ritrasse in fretta, con imbarazzo, quasi fosse un\u2019anguilla.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Lunga vita a&#8230; \u00bb ritent\u00f2 Gonzalo, ma la voce gli smor\u00ec in gola davanti agli sguardi smarriti di tutti i presenti. Serr\u00f2 la bocca, guardando il re; ma il re guardava lui, incredulo. Lasci\u00f2 allora che gli occhi vagassero sulla corte, ma in ognuno di loro trovava quella stessa lancinante domanda sottesa ai loro silenzi: <em>perch\u00e9?<\/em>&nbsp;Ogni tanto un colpetto di tosse, esploso nei momenti in cui il silenzio era pi\u00f9 pieno, andava a rimarcare la colpa del consigliere ed a sottolineare la sua definitiva, incombente condanna.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Il mio regno per un cavallo \u00bb ripet\u00e9 infine Alonso, rompendo quella strana impasse che si era creata; e i frammenti della festa, sospesi nell\u2019aria come in virt\u00f9 di un qualche tipo di magia, ricaddero con fragore di vetri sulle assi del ponte. Si era unito un nuovo ospite a quella folla di gentiluomini, e quell\u2019ospite portava il nome che san Paolo attribu\u00ec all\u2019ultimo nemico che sar\u00e0 sconfitto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Dannazione, Gonzalo! \u00bb esplose d\u2019un tratto Antonio. \u00ab Voi e la vostra linguaccia! Un serpente avrebbe avuto pi\u00f9 tatto! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Siete amico del diavolo? \u00bb gli chiesero i marinai tra gli insulti. \u00ab Allora perch\u00e9 mai lo invocate? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma&#8230; che ho detto&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Che avete detto? \u00bb sibil\u00f2 Antonio, avvicinandosi a passi felpati e afferrandolo per il bavero. \u00ab Che avete detto? Avete fatto il malocchio al nostro re! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Il&#8230; il malocchio? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab S\u00ec \u00bb esclamarono in coro i presenti. \u00ab <em>Lunga vita&#8230;<\/em>&nbsp;! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab M- ma&#8230; \u00bb balbett\u00f2 il povero Gonzalo. \u00ab Era la festa&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Hai detto bene \u00bb gli sput\u00f2 Antonio. \u00ab <em>Era<\/em>&nbsp;la festa. Tu l\u2019hai dissolta. Ci hai ricordato che verr\u00e0 la morte, e la vita non \u00e8 lunga \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>A quel punto cal\u00f2 nuovamente il silenzio. Stavolta per\u00f2 era di un altro tipo: c\u2019era la sorpresa nelle bocche socchiuse, senza voce, dei presenti. Sorpresa, s\u00ec, perch\u00e9 Gonzalo, di punto in bianco, aveva contratto il pomo d\u2019Adamo e si era sciolto in una lunga, strozzata, sempre pi\u00f9 alta risata a garganella.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Che cos\u2019ha? \u00bb domand\u00f2 il re, preoccupato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non&#8230; io non&#8230; \u00bb incespic\u00f2 Antonio, seguitando a tenerlo stretto per il bavero.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 folle? \u00bb domand\u00f2 una voce tra i marinai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab J\u00e8&#8230; j\u00e8 micca umbriaco? \u00bb biascic\u00f2 Trinculo, l\u2019ubriacone di corte. \u00ab Oste! <em>Hic!<\/em>&nbsp;Una buottiglia di quello ch\u2019ha preso lui! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>In preda a un\u2019irrazionale e immotivata paura, Antonio scost\u00f2 da s\u00e9 il consigliere con una piccola spinta, indietreggiando poi di qualche passo. Gonzalo era oramai piegato in due dal ridere: le lacrime nate dalla sua ilarit\u00e0 si confondevano con le gocce di pioggia che non concedevano un attimo di tregua alla povera nave, sballottata qui e l\u00e0 dagli elementi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Uomini di poca fede! \u00bb grid\u00f2 infine il vecchio. \u00ab Uomini di poca fede! Voi non vi sapete che cos\u2019\u00e8 la Provvidenza! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Come osi? \u00bb rugg\u00ec Antonio, riprendendo una parvenza di colore nelle guance.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Oso, mio buon Antonio, oso! Perch\u00e9 <em>la Tempesta<\/em>&nbsp;\u00e8 qui anche per te. Chiede a Dio e al Mare una sola cosa: giustizia! Giustizia per tuo fratello Prospero! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Fu come se al duca di Milano mancasse improvvisamente il respiro: con un rantolo mosse due o tre passi avanti, vacillando, poi cadde in ginocchio sul sartiame, boccheggiante come un pesce. L\u2019equipaggio si guard\u00f2 senza capire; la corte si guard\u00f2 come si guarda il bimbo cui il pap\u00e0 dice: <em>so cosa hai combinato<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ih, ih! \u00bb ridacchi\u00f2, solo tra tutti, Trinculo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ih, ih! \u00bb gli fece eco, altrettanto rimbecillito e imbevuto d\u2019alcol, il compare Stefano.<\/p>\n\n\n\n<p>E mentre gli ubriachi ridevano come davanti al giullare della corte, Gonzalo s\u2019un\u00ec al loro ridacchiare mentre li additava con esperienza: \u00ab Ecco, questa \u00e8 la festa! La festa degli ubriachi! Per loro ogni posto \u00e8 uguale all\u2019altro, ogni momento uguale all\u2019altro, perch\u00e9 sono sempre in compagnia del vino. Anche la morte \u00e8 uguale a ogni altro attimo. La festa vince la morte, vince il terrore di lei. Ma c\u2019\u00e8 un altro modo di vincere la morte, ed \u00e8 l\u2019esperienza. Non so se avete mai udito la storia di quel dottore che, in Germania, studi\u00f2 tanto da vivere oltre il tempo stabilito; conobbe cose che gli consentirono di sfuggire alla morte. Ecco, io sono ora, tra voi, come quel dottore \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Che dici, Gonzalo? \u00bb mormor\u00f2 re Alonso, potente signore di Napoli, con un tono sommesso che lo faceva rassomigliare ad un agnello.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Dico, signori, che la Provvidenza colpisce chi deve colpire, e nei modi in cui deve colpire! E che noi tutti, oggi, siamo destinati a <em>non morire<\/em>&nbsp;in questa spaventosa tempesta! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla bocca tutta tesa di Antonio sfrigol\u00f2 un suono indefinibile, come lo sbrodol\u00eco di un animale o di un infante; e quell\u2019assurdo suono rimbomb\u00f2 e s\u2019accrebbe fino a farsi la risata degli ubriachi, la risata dei folli.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma che dici! \u00bb squitt\u00ec, con gli occhi ribaltati dal ridere. \u00ab Prospero! Che dici? Siamo destinati&#8230; <em>siamo destinati<\/em>&nbsp;a morire! Buon Dio! Guarda! Guardati attorno, Gonzalo! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole del duca di Milano furono ovattate dallo scroscio di un\u2019immensa onda, la quale si abbatt\u00e9 sulla fiancata di tribordo e, infrangendosi con lo scoppio del tuono, and\u00f2 a rovesciarsi sul ponte dell\u2019imbarcazione fino a lambire e le calzature pregiate della corte e i piedi scalzi e rudi dei marinai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab <em>Hic!<\/em>&nbsp;\u00bb sghignazz\u00f2 Stefano. \u00ab Anche il marre disce la sua. <em>Hic!<\/em>&nbsp;\u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma la sua non \u00e8 l\u2019ultima parola! \u00bb profetizz\u00f2 Gonzalo, drizzandosi come se l\u2019avesse attraversato un fulmine. \u00ab Ascoltate! Ascoltate, ora. \u00c8 vero, s\u00ec: la Provvidenza ha mandato la tempesta a punirci per i crimini di cui ci siamo macchiati in passato. Anche tu, mio re \u2013 perdona la franchezza \u2013 non hai certo un cuore immacolato, e questo Antonio lo sa bene. Ma Dio, Iddio buono e generoso, ha voluto concederci la salvezza, a noi, povere anime di peccatori, che non la meritiamo se non in virt\u00f9 del Suo amore! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La particolare intonazione con cui il consigliere condiva il proprio discorso, nonch\u00e9 i suoi gesti esagerati e il brillio che s\u2019intravvedeva nei suoi occhi, faceva s\u00ec che tutti i presenti non riuscissero a distogliere l\u2019attenzione dalla sua persona: forte di chiss\u00e0 quale demonio lo aveva posseduto, Gonzalo sal\u00ec in tre balzi le scale del cassero e raggiunse il timone, dove afferr\u00f2 con entrambe le mani l\u2019avambraccio del nostromo e lo lev\u00f2 verso il cielo come se fosse un trofeo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ecco! \u00bb grid\u00f2. \u00ab Ecco il fautore della nostra salvezza! Lunga vita al re! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Un silenzio instupidito, da bocca aperta, segu\u00ec a quell\u2019ultima stramberia. Tra tutti, il solo nostromo ebbe la prontezza di reagire: con uno strattone si liber\u00f2 dalla presa del buon Gonzalo e contraccambi\u00f2 prendendogli il polso, pronto a metterlo ai ferri a un cenno del capitano. Gonzalo, dal canto suo, continuava a sorridere da un orecchio all\u2019altro, mentre i suoi eleganti baffoni a manubrio continuavano a gonfiarsi d\u2019umidit\u00e0 e ad agitarsi al vento, simili a due simpatici topolini bianchi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Gonzalo! \u00bb supplic\u00f2 re Alonso, le palme rivolte al cielo. \u00ab Gonzalo! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Sire! \u00bb lo scimmiott\u00f2 il consigliere, reclinando anche il gargarozzo per bere l\u2019acqua piovana. \u00ab Sire, sire, sire! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Cosa volete che ne faccia? \u00bb sbott\u00f2 il nostromo, trattenendo il matto con durezza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Nulla \u00bb ridacchi\u00f2 Antonio, prossimo ad uscir di senno.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non so&#8230; \u00bb borbott\u00f2 Alonso, ottimo regnante e pronto dispensatore d\u2019ordini.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Nulla! \u00bb strill\u00f2 tutto allegro Gonzalo. \u00ab Nulla, perch\u00e9 <em>voi<\/em>&nbsp;avete gi\u00e0 provveduto ad ogni cosa. Voi, amico mio, voi, voi, voi! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 matto \u00bb bisbigli\u00f2 con timore ogni marinaio al suo vicino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Lasciatelo parlare! \u00bb ordin\u00f2 il re. Alle sue parole la folla si fece attenta: persino le potenze del cielo cessarono di fare baccano e tesero l\u2019orecchio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab \u00c8 presto detto \u00bb disse Gonzalo con aria saggia; poi, nello stupore generale, inizi\u00f2 a cantare i versi di una poesia, subito imitato \u2013 sebbene con un leggero ritardo \u2013 dai suoi due compari e ammiratori, i poeti elisabettiani messere Trinculo l\u2019Endecasillabo e messere Stefano l\u2019Ottonario:<\/p>\n\n\n\n<p><em>L\u2019aspetto di costui mi d\u00e0 conforto:<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>in viso non ha mica impresso il crisma<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>d\u2019uno che morir\u00e0 per affogato;<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>piuttosto d\u2019uno nato pel capestro.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>E tu, destino amico, per favore,<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>non devi rimangiarti la parola:<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>e fa\u2019 che la sua corda d\u2019impiccato<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>sia la gomena nostra di salvezza.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Se quello non \u00e8 nato per la forca,<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>allora il nostro \u00e8 un caso disperato.<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab &#8230;ratooo! \u00bb termin\u00f2 il coretto degli ubriachi, strappando un applauso di assenso al nevrastenico duca di Milano. La stupidit\u00e0 impressa sul viso del nostromo parlava a nome di tutti i presenti: allora Gonzalo, per adempiere diligentemente il suo ruolo di consigliere, prese l\u2019uomo di mare sottobraccio e inizi\u00f2 ad arringare la folla: \u00ab Voi ben sapete, o signori miei valentissimi, che raramente ho parlato senza prima avere qualcosa da dire. Ebbene, neanche stavolta vi lascer\u00f2 delusi!<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab&nbsp;Sono vecchio, oramai, e la mia corsa si approssima alla fine. Ma proprio l\u2019et\u00e0 \u2013 la nemica impietosa di molti miei coetanei \u2013 mi ha reso quel che sono, ossia un uomo saggio ed assennato, per quanto il mio signore mi consenta di pavoneggiarmi \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Concesso \u00bb rispose con garbo re Alonso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Dunque, da uomo esperto della vita e dei suoi casi, posso affermare di aver visto la vita dipingere con tutti i colori della sua tavolozza: ho assistito a prodigi, meraviglie, casi paranormali, terrori e banalit\u00e0 di ogni tipo. E, tra le molte cose che ho imparato, c\u2019\u00e8 questa: ognuno di noi ha gi\u00e0 la data di scadenza impressa sulla propria pelle \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tante grassie \u00bb mugugn\u00f2 Stefano, sventagliando una bottiglia di rum. \u00ab Si chiama <em>nascere<\/em>, sboccato di un vecchio! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Io, per conto mio, preferisco pensare all\u2019occasione dell\u2019imbuottigliatura \u00bb ridacchi\u00f2 Trinculo, suscitando le risate di alcuni marinai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Silenzio! \u00bb ordin\u00f2 Alonso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Grazie, mio re. Ordunque, io vi dico che non solo il <em>quando<\/em>, ma anche il <em>come<\/em>&nbsp;tocca morire \u00e8 gi\u00e0 impresso in noi dall\u2019inizio dei tempi, nel disegno imperscrutabile del Signore Iddio. E vi dico che qui, tra di noi, c\u2019\u00e8 almeno un uomo destinato a <em>non morire<\/em>&nbsp;affondando in questo mare! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Una ventina di occhi vogliosi non perdevano di vista Gonzalo nemmeno un istante: cos\u00ec si pu\u00f2 immaginare lo stupore generale quando, esattamente come poco prima, il buon consigliere lev\u00f2 alto il polso del nostromo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Lui? \u00bb domand\u00f2 la folla esterrefatta.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Io? \u00bb domand\u00f2 il nostromo con sincero stupore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Voi \u00bb conferm\u00f2 il consigliere, annuendo con aria saggia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma&#8230; voi dite? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Mio buon amico, la vostra faccia non mente! Ne ho vedute moltissime, nel corso della mia vita, di tutti i tipi; ma la vostra \u00e8 quella che preferisco. La faccia di un pendaglio da forca! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma&#8230; come vi permettete? \u00bb si inalber\u00f2 l\u2019onesto uomo di mare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Silenzio \u00bb ordin\u00f2 il re.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Maest\u00e0&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Silenzio \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab <em>Sette corvi sull\u2019impiccato&#8230;<\/em>&nbsp;\u00bb attaccarono Stefano e Trinculo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Silenzio \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab <em>La bella sottana non \u00e8 un reato<\/em>&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Signori! \u00bb li implor\u00f2 il nostromo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Silenzio \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Grazie, maest\u00e0 \u00bb si inchin\u00f2 Gonzalo. \u00ab Vedete, amici: la faccia da galera di questo gentiluomo \u00e8 la nostra sola speranza di non annegare in questa tempesta. Il cappio suo \u00e8 la gomena nostra, perch\u00e9 i cappi si trovano a terra, non certo sul fondo del mare \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ha ragione! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bravo, Gonzalo! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Quanta saggezza! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Il mio regno per un cavallo \u00bb sorrise soddisfatto re Alonso.<\/p>\n\n\n\n<p>Intorno alla nave la tempesta riprese a tuonare; o forse l\u2019aveva fatto fino ad allora e nessuno l\u2019aveva degnata di attenzione. Ma, nonostante l\u2019innalzarsi del mare fin quasi sopra il cassero, e il cigolio gemebondo del sartiame, e gli squarci stizziti delle vele bianche, nulla sarebbe riuscito a vincere la <em>festa<\/em>&nbsp;che regnava sul ponte. Il capitano ordin\u00f2 che si stappasse il liquore algerino che tanto gelosamente aveva conservato, pensando di goderlo all\u2019osteria del porto insieme ai suoi amici capitani: strano a dirsi, Trinculo fu il primo a obbedire.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Lunga vitta! \u00bb esclam\u00f2, mentre il liquore dorato spumeggiava sul gargarozzo e sui vestiti bagnati.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Lunga vita! \u00bb esclam\u00f2 re Alonso, scoppiando poi in una grassa risata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Lunga vita al re! \u00bb biascic\u00f2 Antonio, tornato repentinamente di ottimo umore ma ancora provato dalle forti emozioni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Viva! \u00bb esclam\u00f2 il capitano, togliendosi il copricapo e mettendolo al nostromo. \u00ab I nostri guai sono finiti. Viva il capitano! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>E in breve un entusiasmo e un sollievo folli si impossessarono di tutti, dall\u2019omaccio al nobile: non si sapeva pi\u00f9 se le gocce che cadevano erano quelle della pioggia o lo scroscio continuo dello spumante stappato. Nulla aveva importanza, n\u00e9 imbottigliatura n\u00e9 scadenza n\u00e9 avvenire, perch\u00e9 l\u2019ospite sgradito se n\u2019era andato, e <em>per quel giorno<\/em>&nbsp;\u2013 almeno per quel d\u00ec \u2013 non sarebbe tornato. Non c\u2019erano capestri in mare; c\u2019era, in compenso, tanta allegria da resuscitare un morto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Signori! \u00bb voci\u00f2 ad un tratto il nostromo, l\u2019uomo della salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Maest\u00e0! \u00bb gli fece eco la corte di napoletani e marinai.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ho ancora sete \u00bb decret\u00f2 il nuovo re, simulando una punta di insofferenza a favore del gioco. \u00ab So che il nostromo di questa nave, di nascosto da tutti, ha imbarcato una cassa di ottimo Chianti: ora che quel maramaldo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, ordino che sia preso fuori per fare festa! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ottima idea, capitano! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Evviva il capitano! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Evviva il nostro re! \u00bb, gongol\u00f2 Alonso, pregustando il sapore del vino.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ordunque, chi va? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Vado io, maest\u00e0! \u00bb si offr\u00ec spontaneamente Gonzalo. La maggioranza dei presenti gli sorrise con gratitudine: ognuno, oramai, riconosceva nel consigliere e nella sua saggezza la causa prima del loro scampo e della loro letizia.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bravo! \u00bb lo lod\u00f2 il re che fu nostromo. \u00ab Bene! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Che gli assetati si dissetino! \u00bb esclam\u00f2 Gonzalo, scattando come un ventenne per il ponte nell\u2019incitamento generale. A questo punto accadde una cosa stranissima: Gonzalo punt\u00f2 i tacchi \u2013 scivolando per un po\u2019 sul ponte bagnato \u2013 e smise di correre, muovendo la testa ora a destra, ora a sinistra.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Che c\u2019\u00e8, mio fido? \u00bb domand\u00f2 il nuovo re.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non conosco la strada, signore \u00bb rispose da lontano il consigliere.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Perbacco, hai ragione! \u00bb rispose il re battendosi la fronte. \u00ab Vengo con te \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec i due signori di palazzo, le cui facce erano oneste come quelle dei condannati alla forca, si incamminarono gi\u00f9 nella stiva: alle loro orecchie arrivava ancora, ovattato dal soffitto di legno e dalle reti che vi pendevano, il canto dei festanti:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Non avrei mai immaginato<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>O tempesta sul sagrato<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Che lo scampo avrei trovato<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel bel viso d\u2019impiccato<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Del buon re che mi ha salvato!<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Vi lodano, sire \u00bb disse Gonzalo con un caldo sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tutto merito tuo, Gonzalo \u00bb rispose il re. \u00ab Hai ricordato a questa tempesta qual \u00e8 il posto che le spetta. Non ci sono capestri in fondo al mare \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Giusto \u00bb annu\u00ec Gonzalo. \u00ab Allora, quel Chianti&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Pronti \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Rispondendo al suo sangue di nostromo, che la regalit\u00e0 non aveva ancora del tutto intaccato, il re della festa si protese in avanti verso un mucchio di vecchie casse e cordame, in parte arrotolato in parte pendente dalle travi del soffitto, e allung\u00f2 la mano in direzione di una cassa mezza aperta e ripiena di paglia, in cui riluceva inconfondibile una bottiglia di vetro soffiato.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non ci arrivo \u00bb sbuff\u00f2. \u00ab Ci sono troppe casse \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab E voi arrampicatevi, maest\u00e0 \u00bb lo spron\u00f2 Gonzalo, quasi per gioco. \u00ab&nbsp;Fate conto di star salendo sul patibolo! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Dio non lo voglia \u00bb sorrise il re, mettendosi in piedi su una cassa e protendendosi in avanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre Gonzalo si faceva i complimenti per la decennale saggezza, fugando dal suo cuore l\u2019ultima parvenza di paura, la stiva rimbomb\u00f2 di uno scoppio di tuono, tanto forte che pareva avessero gonfiato il cielo per poi bucarlo come un palloncino; quasi nello stesso istante, un\u2019onda pi\u00f9 potente delle altre si abbatt\u00e9 sulla fiancata della nave e la inclin\u00f2 su di un lato, facendo perdere l\u2019equilibrio a tutti i passeggeri. Con dei riflessi invidiabili, il saggio consigliere si aggrapp\u00f2 ad una cima e vi si tenne stretto, evitando di finire a gambe all\u2019aria e di ruzzolare dall\u2019altra parte della stiva; fece per gridare al re di fare lo stesso, ma si accorse con orrore che entrambe le sue mani erano gi\u00e0 occupate a stringere una bottiglia di ottimo Chianti.<\/p>\n\n\n\n<p>Quel che avvenne in seguito \u00e8 difficile da credere. Persino gli occhi di Gonzalo, che in vita loro avevano assistito a eventi di ogni tipo, si trovarono ad osservare l\u2019intera scena al pari di bambini ingenui e impotenti. Le mani del re, cercando un appiglio che non c\u2019era, si impigliarono in una robusta fune che pendeva ad arco, con le estremit\u00e0 legate al soffitto, e, non riuscendo a staccarsi, vi ingaggiarono una lotta mortale; contemporaneamente il re, preso dal panico, inizi\u00f2 a scalciare e a dimenarsi, facendo cadere a terra le cassettine su cui si era arrampicato e andando a tendere al massimo la cima che lo intrappolava. Tra infiniti giri e avvitamenti, che nella loro lentezza parevano prolungarsi grottescamente e dilatarsi pi\u00f9 del dovuto, la gomena si avvit\u00f2 attorno alle braccia e alle ascelle del nostromo, mentre il suo torso si allungava a cercare, con le punte dei piedi, il sostegno delle casse sul fondo. Quando finalmente vi riusc\u00ec, una scintilla di speranza si accese sul suo viso paonazzo; ma una seconda, pi\u00f9 potente ondata and\u00f2 a percuotere la stanza, causandogli un giro di corda intorno al collo e un sussulto nervoso alle dita dei piedi. Le casse, l\u2019ultimo baluardo che gli consentiva di stare ritto, sbandarono lontano dal sovrano e andarono a infrangersi contro la parete.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu come se Gonzalo fosse diventato di pietra. Il suo brillante cervello aveva cessato di funzionare, il suo acume non lo degnava pi\u00f9 del proprio tocco miracoloso, l\u2019esperienza di Faust si rivelava nella sua piena disgrazia. Le sue orecchie erano occupate a raccogliere un unico suono: il rantolo smorente del suo re, accompagnato dal lento, ritmico cigolio di una corda tesa che, anche senza vento, gira su se stessa, tirata da un macabro fardello. Non sentiva pi\u00f9 il vociare della festa: in compenso, il ruggito che saliva dal mare pareva essere un ineludibile richiamo per la nave e l\u2019intero equipaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab M- maest\u00e0? \u00bb pigol\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>E all\u2019improvviso il consigliere comprese di non essere solo. Qualcun altro era stato spettatore dell\u2019intera scena: qualcuno i cui occhi, come quelli di Gonzalo, avevano assistito ai prodigi e alle meschinit\u00e0 pi\u00f9 varie, nel corso di una e innumerevoli vite. Finalmente cap\u00ec perch\u00e9 non sentiva pi\u00f9 la festa: era arrivato l\u2019ospite indesiderato, l\u2019ultimo guastafeste di cui scrisse san Paolo, che non si cura dei visi della gente o, meglio, che ne fa una questione di principio. Gonzalo sorrise, scoprendosi battuto; e, mentre lo schianto del cappio diventava lo schianto della nave che si spezza in due, un\u2019ultima voce risuon\u00f2 nella stiva, perdendosi sul fondo di una bottiglia di Chianti:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Il re \u00e8 morto. Lunga vita al re \u00bb<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\">Ti \u00e8 piaciuto? 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