{"id":251,"date":"2023-03-26T09:51:20","date_gmt":"2023-03-26T09:51:20","guid":{"rendered":"https:\/\/wordsfly.org\/?p=251"},"modified":"2023-04-13T20:17:03","modified_gmt":"2023-04-13T20:17:03","slug":"undici-pagine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wordsfly.org\/it\/2023\/03\/26\/undici-pagine\/","title":{"rendered":"Undici Pagine"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-text-align-right\"><em>Tempo di lettura: 23 minuti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La notte sta finendo. Dannato! Perch\u00e9 mi costringi a inseguirti? Perch\u00e9 mi fai fare il giro della citt\u00e0, di questa stupida, inutile citt\u00e0, di corsa, senza tregua, senza un istante di respiro, alle calcagna di un fantasma che non riuscir\u00f2 mai ad afferrare? Non dormo pi\u00f9, non mangio pi\u00f9, non vado pi\u00f9 a lavorare: mi sento svuotato da ogni senso, ed \u00e8 cos\u00ec dal giorno in cui scoprii la verit\u00e0. Ironico. Quando il destino si presenta alla tua porta, dopo che tu lo hai cercato inutilmente per anni, e ti spiattella in faccia il senso della tua vita, la tua identit\u00e0, la risposta alla domanda <em>Chi sono io?<\/em>, tutto ci\u00f2 che sai fare \u00e8 ridergli in faccia e pregarlo di allontanarsi da casa tua e dalla tua famiglia. Poi, quando avrai riso a dovere della sua idiozia, della sua follia cos\u00ec tranquillamente sbandierata, come se si parlasse del meteo o del risultato dell\u2019ultimo derby, torni in salotto a guardare la nuovissima serie tiv\u00f9 che ti tiene incollato allo schermo da intere settimane.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovrei ridere della <em>mia<\/em>, di follia. Della mia dannata leggerezza. Comprendo bene il povero Tommaso; riesco a immaginare come si sia sentito quando i suoi amici gli hanno annunciato la notizia che il suo cuore sperava di udire, ma che la mente negava con forza perch\u00e9 oramai irrealizzabile. Posso sentire il suo sorriso amaro sulle labbra, il riso che gli sgorga da dentro come uno zampillo incontrollabile, una forza della terra, mentre lotta a mani nude con se stesso per non scoppiare in faccia a quei creduloni. Una settimana. Per un\u2019intera settimana Tommaso si \u00e8 sentito padrone del mondo. Un tempo risibile, se uno pensasse ai giorni della sua vita. Eppure un tempo eterno, dove l\u2019apostolo incredulo si \u00e8 reputato una spanna sopra gli altri, il pi\u00f9 integro di tutti, il solo la cui mente non \u00e8 caduta sotto il peso del lutto, non si \u00e8 sbeccata come un vaso d\u2019argilla troppo duramente colpito e per questo crepato. Ma una settimana finisce in fretta: e presto Tommaso cap\u00ec di essere stato il pi\u00f9 cieco di tutti, e il suo riso si trasform\u00f2 in lacrime amare.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono san Tommaso. Anche io ho riso e anche io, in seguito, ho pianto molto. La notizia che mi hanno dato, l\u2019ho scacciata a cuor leggero; ma la parola \u00e8 irrimediabile, e una volta pronunciata nulla \u00e8 pi\u00f9 come prima. Nelle notti che seguirono, terribili notti di attesa ed angoscia, dove il sonno mi fuggiva come si fa con un appestato e il riposo non sostava mai davanti alla mia soglia, quella parola detta mi scav\u00f2 un buco nel petto, pass\u00f2 nella mia mente trapanandola, crep\u00f2 e sbecc\u00f2 il vaso della mia sicurezza. Perch\u00e9, perch\u00e9 quel folle era venuto proprio a casa mia, e proprio quella sera? Non ci conoscevamo, lo ha ammesso anche lui; ed era persino straniero di questa citt\u00e0, anzi, era straniero in tutte le citt\u00e0 costruite in quell\u2019epoca storica che lui, a scuola, aveva amato sopra tutte le altre. La sua \u00e8 una maledizione cos\u00ec ridicola che, in qualche modo, l\u2019ha trasmessa anche a me.<\/p>\n\n\n\n<p>Dovrei tagliare per una laterale o seguire il corso del viale? Su quale strada impiego meno tempo? Dannata folla! Com\u2019\u00e8 possibile che ci sia ancora tanta gente in giro? Si levi dai piedi! Perch\u00e9 camminate cos\u00ec piano? Da dove venite? Da un pezzo \u00e8 passata l\u2019ora di coricarsi, e quella in cui il nottambulo nasconde il viso sotto le lenzuola \u00e8 ancora in l\u00e0 da venire. Perch\u00e9 allora c\u2019\u00e8 tanta gente che mi intralcia il cammino? Perch\u00e9&#8230; oh!<\/p>\n\n\n\n<p>Forse ho capito. L\u2019ha mandata <em>lui<\/em>. Non vuole che io lo trovi, che io gli parli. Non vuole che ci affrontiamo. Codardo! CODARDO! Mi senti? Lo so che mi puoi sentire! Li vedi questi tuoi burattini? Quell\u2019uomo distinto in completo gessato, quella prostituta che invano trotterella dietro l\u2019integerrimo padre di famiglia, quell\u2019uomo stralunato con grandi occhiaie e un corvo appollaiato sulla spalla? Li vedi? Bene! Non mi fermeranno! Capito? Sono inutili! INUTILI! Hai davvero poche frecce nel tuo arco, bastardo. Ti predichi un Robin Hood, ma non sei che un dilettante che gioca con dei bastoncini e delle ventose, il Guglielmo Tell dei poveri. Io li schivo, questi tuoi pupazzi! Io li spintono! Ignoro le loro grida, i loro insulti, ringhio ai loro sorrisi! Sputerei volentieri loro in un occhio, se solo ne avessi il tempo!<\/p>\n\n\n\n<p>&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo. Maledetto, maledetto demonio! Con tutti questi pensieri, questo lucido e folle dialogare con me stesso, mi stai facendo perdere tempo! Vile! Per ogni parola che si lega ad un\u2019altra, nell\u2019irrefrenabile flusso del mio pensiero malato, tu guadagni un pochino di spazio, un centimetro di pi\u00f9, un passetto che separa la mia furia dalla tua crudelt\u00e0. Ma non finir\u00e0 cos\u00ec! Non giocherai ad Achille e alla tartaruga con me! Perch\u00e9 tu non Achille, ma la lepre sei, l\u2019esopica lepre, che prima o poi si sentir\u00e0 talmente rilassata e al sicuro da addormentarsi in un angolo! E io esplorer\u00f2 ogni angolo, ogni anfratto, ogni piega, ogni mattone di questa maledettissima citt\u00e0! TI TROVER\u00d2, INFAME! Mi hai tolto tutto, mi hai tolto la mia vecchia vita: ora esisto solo per trovarti, per braccarti, finch\u00e9 non ti avr\u00f2 davanti a me, innocente come quella sera, fintamente ignaro di ogni cosa. Ti trover\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Basta pensare. In qualche modo ho aggirato la folla e sono scampato alla trappola che tu hai intessuto dentro me stesso: l\u2019insegna al neon verde acceso mi indica che sono arrivato a destinazione. Ah! Decine e decine di campanelli! Quanti inquilini ha messo su questo palazzo, negli ultimi due giorni? O ci sono sempre stati? Con te non si pu\u00f2 mai sapere, brutto demonio. Penser\u00f2 sempre il peggio di te. Vediamo&#8230; Harris&#8230; Gogo&#8230; Didi e famiglia&#8230; ma quanti ce ne sono? Estella&#8230; Carmilla&#8230; Baxter, finalmente! Baxter, Baxter, Baxter&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Chi \u00e8? Sono io! Fammi salire!<\/p>\n\n\n\n<p>Io chi? Io, che diamine! Sono giorni che ci sentiamo, mattina e sera, al telefono o nell\u2019androne di un palazzo, al bar o all\u2019angolo della strada, per l\u2019amor di Dio!<\/p>\n\n\n\n<p>Ha aperto. Grazie, Baxter. Le scale&#8230; oh, oh! A quale piano abitava Baxter? Perch\u00e9 mi \u00e8 fuggito di mente? Perch\u00e9&#8230; ti diverti? Ti diverti, cretino?! Ti diverti a giocare con la mia mente, con la mia mente di disperato?! Ma ormai sono arrivato da Baxter, ormai. Lui ti trover\u00e0. Ti ha gi\u00e0 trovato. Il migliore sulla piazza, lui. Costa un occhio della testa. Credi che mi importi del denaro, credi che mi curi dei debiti, io che <em>non vedr\u00f2 l\u2019alba<\/em>&nbsp;di domani se non riesco a trovarti? Credi che veda le cose allo stesso modo di prima? No! Ho solo una direzione, ed \u00e8 quella che porta a TE.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Baxter, che piacere! Dimmi, dimmi&#8230; lo so che ti ho svegliato, ma capiscimi&#8230; lo so che \u00e8 notte fonda&#8230; sono disperato, Baxy&#8230; vedi, lui&#8230; il mio tempo sta per finire&#8230; dimmi che hai novit\u00e0&#8230; dimmi che&#8230; come? Non ne hai?<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo il volto rassegnato di Baxter. La stanchezza gli stravolge i connotati. Per un istante mi pare di ravvisare, nella sua espressione mesta, il capovolgimento di un riso tranquillo e signorile, contegnosamente trattenuto e per questo ancor pi\u00f9 odioso. Ma no, ma no! Ma che vado pensando? Baxter \u00e8 il migliore sulla piazza. Non si pu\u00f2 corrompere con le noccioline, non si pu\u00f2&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Non si pu\u00f2? O si pu\u00f2? S\u00ec? Sei stato tu? Ancora tu?!<\/p>\n\n\n\n<p>Quando uscirai dalla mia vita? Perch\u00e9 non ti accontenti di lasciarmi andare, di fare in modo che queste ultime ore per me siano <em>completamente<\/em>&nbsp;ed <em>essenzialmente<\/em>&nbsp;ore di libert\u00e0? LASCIAMI ANDARE! MOSTRO! Lascia andare me, Baxy, la gente&#8230; esci dalle nostre vite! Ti immagino, lontano, a sorridere di gusto, mentre tiri i fili che pazientemente, nelle lunghe ore di solitudine con te stesso, hai tessuto per questa citt\u00e0 a te straniera, per quei poveracci a te estranei che ora si agitano come grottesche marionette sotto le tue dita dai movimenti convulsi&#8230; ti stancherai mai di tormentarci? Povero, povero Baxter! Guardalo! Con quella sua sincera mestizia, la delusione per la delusione del suo amico&#8230; forse crede di essere partecipe del mio dolore&#8230; o forse cos\u00ec vuole farmi credere. Forse&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Forse Baxter non \u00e8 cos\u00ec dissimile da me. In fondo, io e lui ci siamo conosciuti per cercare te; la nostra debole e fragile amicizia (che \u00e8 pi\u00f9 di un rapporto tra gentiluomini in affari ma manca di quella complicit\u00e0 fraterna di certe relazioni, anche le pi\u00f9 occasionali e senza seguito), la nostra fragile amicizia, dicevo, \u00e8 nata nell\u2019istante in cui ho pronunciato queste parole: <em>Devi trovare lui<\/em>. Forse&#8230; oh, mio Dio! Forse lui era gi\u00e0 pensato per trovarsi sulla mia strada, per stringere sottilmente gli occhi in un cipiglio di determinazione, e per mettermi una mano sulla spalla masticando le parole: <em>Lasci fare a me<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Poche semplici parole, che per\u00f2 lui aveva gi\u00e0 pronte sulla bocca, gi\u00e0 traboccavano dalle sue labbra distinte, gi\u00e0 il ronzio del loro suono ancora inespresso riempiva la stanza immersa nel fumo di tabacco: era tutto gi\u00e0 pronto, gi\u00e0 predisposto, gi\u00e0 <em>scritto<\/em>! Baxter, quel buon diavolo di Baxter, segretamente stava facendo il tuo gioco, dannato Mangiafuoco! Il povero Baxter ha <em>creduto<\/em>&nbsp;di aiutarmi, di promulgarsi in sforzi sinceri per questo cliente oramai sul punto di crollare per la disperazione, ma in realt\u00e0 recava gi\u00e0 il marchio del suo fallimento (il TUO marchio schifoso) in quel suo sorriso signorile e distaccato. Quel suo sorriso che anche ora esibisce, capovolto, nella smorfia di dispiacere con cui se ne sta l\u00ec, davanti alle tende svolazzanti del terrazzo, in silenzio. Gi\u00e0&#8230; perch\u00e9 non dice nulla?<\/p>\n\n\n\n<p>Osservo cautamente, con circospezione, il corpo di Baxter immobile davanti a me. Diavolo! Non si muove proprio! Sar\u00e0 mica morto? &#8230; Ma no, ma no, ecco che respira, il petto si alza e si abbassa sotto la vestaglia quadrettata con un moto lieve ma regolare&#8230; di certo prima mi era sfuggito, non dormo da giorni&#8230; oppure no. Oppure davvero, prima, Baxter aveva smesso di respirare, e io l\u2019avevo scoperto. Come la comparsa di un dramma che, mentre i protagonisti si affannano in primo piano, pu\u00f2 permettersi di deviare dalla traccia del copione, consapevole che tutti lo vedranno e al tempo stesso continueranno a non vederlo. Una <em>comparsa<\/em>. Questo mi \u00e8 sempre sembrato Baxter, ma solo ora ne prendo coscienza. Io il protagonista, tu il nemico&#8230; e Baxter uno dei tanti, forse un comprimario, ad essere generosi, eppure uno dei tanti, un estraneo, un escluso dalla lotta mortale che accomuna <em>me e te<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un brivido mi corre lungo la spina dorsale. Ecco, lo ha rifatto! Ha smesso per un istante di respirare! Ha approfittato del mio perdermi nei miei pensieri per rilassarsi solo un momento, ma i miei occhi stanchi e frenetici per la caccia lo hanno smascherato. Una comparsa! Una COMPARSA in questa folle recita senza capo n\u00e9 coda, anzi, con un capo ed una coda ben fissati e determinati! E CHI mai pu\u00f2 aver messo sulla mia strada questa comparsa, il caro, vecchio Baxter? A CHI mai egli risponder\u00e0? CHI mai sar\u00e0 il suo capo?<\/p>\n\n\n\n<p>Guardo ancora una volta Baxter, immobile di fronte a me. Anche lui mi guarda, e ha la stessa espressione malinconica che gli si \u00e8 cucita addosso da quando sono salito in casa sua. Una maschera di ottima fattura, ma pur sempre maschera resta. Eccolo qua, oh! Finalmente si muove! Sa che l\u2019ho scoperto, sa che il suo gioco \u00e8 saltato! Non sa che fare, \u00e8 disperato: e chiede consiglio a <em>te<\/em>. Avanti, avanti, consiglialo! Digli cosa deve fare! Non provi pena per il suo sguardo smarrito, tale e quale all\u2019agnello del Caravaggio incastrato nella macchia di rovi? Guarda! Gli tremano le labbra! Non ha pi\u00f9 la PAROLA pronta, non pi\u00f9! Non gli hai ancora scritto le prossime parole! Ora, ora devo colpire!<\/p>\n\n\n\n<p>Senza rancore, Baxter. Portagli i miei saluti!<\/p>\n\n\n\n<p>Mi slancio, incespico per un attimo sul tappetino (trovata inutile!), lui mette avanti le braccia, il viso pietrificato dall\u2019orrore&#8230; mi curvo in avanti, mentre un grido selvaggio esplode dalle mie labbra&#8230; un tonfo, una resistenza che cede&#8230; un fruscio bianco e veloce, un improvviso soffiare di vento&#8230; il silenzio sgomento del funambolo, nell\u2019istante eterno che precede la caduta&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Mi rialzo, col fiato corto. Fa freddo, ora. Le tende non velano pi\u00f9 il terrazzo: sono state strappate, e qualche gancio ligneo \u00e8 caduto tintinnando sul pavimento del salotto. Baxter non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Qualcuno, dalla strada, lancia un\u2019esclamazione di sorpresa. E che sar\u00e0 mai? Ce lo si poteva aspettare! Nel complesso scacchiere della lotta tra me e il mio folle nemico, l\u2019investigatore non era che una pedina destinata a cadere per l\u2019intrattenimento di qualche divinit\u00e0, folle al pari di <em>lui<\/em>, che si \u00e8 divertita a guardare la macchia di sangue e le ossa spappolate di quel corpo spezzato ed irriconoscibile che \u00e8 andato a sfondare il tetto della Renault posteggiata qui sotto&#8230; Nient\u2019altro che intrattenimento. Ed \u00e8 riuscito bene: questo inconveniente mi ha <em>trattenuto<\/em>&nbsp;anche troppo dalla mia ricerca. Osservo la pipa del precedente occupante di questo appartamento e la prendo in mano: la rigiro tra le dita e ne strofino i bordi, lasciando che una striscia sottile e nera scorra lungo il polpastrello del mio indice.<\/p>\n\n\n\n<p>Baxter&#8230; alla fine il tuo senso lo hai trovato. Facendomi perdere tempo, pazienza e sanit\u00e0 mentale, certo, ma hai pur sempre raggiunto il tuo scopo. Sei uscito di scena come meritavi, al momento giusto e dopo il giusto aumento di climax. Mentre a me cosa resta? A me, che ancora mi agito su questo palcoscenico vuoto? A me, che fu concesso, per un sadico compiacimento del mio avversario, un <em>passato<\/em>, dei genitori, un\u2019istruzione, un ruolo di spicco nella societ\u00e0, degli svaghi, un amore teneramente custodito&#8230; cosa resta, ora che SO?<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto ci\u00f2 che sono, tutto ci\u00f2 che ho sempre sognato di essere&#8230; non \u00e8 cosa mia. \u00c8 finto, \u00e8 tutto finto! Tutto gi\u00e0 pensato, gi\u00e0 rimuginato, gi\u00e0 vissuto sulla pelle e nella mente e nell\u2019immaginazione di <em>qualcun altro<\/em>! Cosa si pu\u00f2, davanti all\u2019evidenza che siamo solo dei RIFLESSI, delle caricature, dei di-meno di un di-pi\u00f9, pi\u00f9 completo, pi\u00f9 totale, pi\u00f9 vero&#8230; cosa si pu\u00f2, davanti a tutto questo, se non la FOLLIA e la FURIA? Io sono il Tommaso al quale \u00e8 apparso Cristo a porte chiuse; ho perduto ogni certezza, ho perduto l\u2019attimo, ho smarrito la ragione e la speranza&#8230; anche a me \u00e8 venuto a trovare il mio Cristo, il mio Creatore, tutte le mie attese e tutte le mie speranze. Venne dai suoi, e i suoi non lo hanno accolto. Gli risi in faccia e gli voltai le spalle, cercando di dimenticare e ignorare le parole che mi disse. Ma non posso. Io <em>sono<\/em>&nbsp;parola. Io sono <em>gi\u00e0 detto<\/em>. E solo ora mi si schiude, nel suo intero, terribile significato, il SENSO delle sue parole signorili e sorrise: <em>Io sono il tuo scrittore. Hai undici pagine di vita. Fanne buon uso<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Per strada c\u2019\u00e8 gi\u00e0 una piccola folla di gente. L\u2019allarme antifurto della Renault per lo meno ha smesso di squillare, concedendo un po\u2019 di tregua alle mie povere orecchie. Chi sa perch\u00e9, le scale non mi sono sembrate tanto infinite, nello scenderle. Ignoro i nomi di chi abita quel palazzo: non mi importa pi\u00f9 se siano centinaia, o se sia stato solo un tiro di pessimo gusto (come tutte le tue trovate, del resto). Scivolo tra la folla come un\u2019anguilla, le mani in tasca, le spalle ferme, mentre aspiro a grandi boccate il tabacco dalla pipa che fu di Baxter.<\/p>\n\n\n\n<p>La notte sta finendo. Lontano, dietro il profilo delle colline, si intravvede gi\u00e0 quel chiarore che precede la levata del sole. Potesse starsene a letto! Potesse fermarsi tutto, e interrompersi quel flusso di caratteri e inchiostro che, battuta dopo battuta, linea dopo linea, sancisce sempre pi\u00f9 l\u2019avvicinarsi della FINE!<\/p>\n\n\n\n<p>Ma non si pu\u00f2. Si pu\u00f2 soltanto andare accapo.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, per un\u2019innaturale volont\u00e0 di imitazione, per quell\u2019istinto di identificazione in un proprio padre o nemico, vado a capo anch\u2019io. Basta lamentarsi, basta piangersi sopra, basta maledirti. Sempre maledirti. Andr\u00f2 a casa di Bianca e le confesser\u00f2 ci\u00f2 che provo. Le sveler\u00f2 i retroscena dei nostri istanti insieme, quel sovrasenso di estasi e contrizione di cui il mio cuore traboccava, quell\u2019atemporalit\u00e0 che ci benediceva nelle nostre mattine al parco o nelle passeggiate lungo il fiume al tramonto. Le dir\u00f2 che l\u2019amo. Che l\u2019ho amata per anni, di nascosto, in silenzio. Che ho protetto questo mio segreto dalla dura riprova della realt\u00e0, ma anche che l\u2019ho conservato cos\u00ec a lungo da farlo ristagnare. La purezza e il tempo sono avversari naturali. Ora non ho pi\u00f9 tempo, e forse ritrover\u00f2 l\u2019antica, virginale vergogna nel guardare Bianca in quei suoi occhioni azzurri e nel sussurrarle le parole che ho sempre temuto di dire.<\/p>\n\n\n\n<p>Parole. Anche qui si tratta di parole. Non posso fare a meno di pensare che questo accostamento non sia casuale. Che ancora una volta <em>tu<\/em>, nascosto avvoltoio, abbia messo un po\u2019 di te in questo mio sentimento. Che intenda ricostruire una situazione analoga a quella in cui ti sei presentato a me: di sera, sulla porta di casa, con la tiv\u00f9 che rumoreggia alle spalle dell\u2019inquilino e un grande senso di straniamento che permea l\u2019intera sequenza. Beh, non ci provare! Non mi toglierai anche questo momento!<\/p>\n\n\n\n<p>La dichiarazione a Bianca \u00e8 mia, mia soltanto! Lasciaci in pace! Non l\u2019ami tu! Io, io la amo! Io! IO!<\/p>\n\n\n\n<p>Continuo a camminare stringendo i pugni. I rumori del centro sono ormai distanti e indistinti alle mie spalle, mentre il tranquillo volto della periferia si dischiude davanti ai miei passi. Anche il volto di Baxter sta sfumando dalla mia memoria, a riprova del fatto che era un altro dei tuoi subdoli trucchi da prestigiatore da due soldi. Il pallore rosato del cielo ancora scuro rischiara le graziose villette man mano che lo sguardo vi cade sopra.<\/p>\n\n\n\n<p>Numero quattro&#8230; numero&#8230; numero sei&#8230; devo accelerare il passo&#8230; numero otto. Numero otto e poi&#8230; e poi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Eccola! La deliziosa casetta in bugnato arancio, con il tetto ornato da rampicanti e il prezioso giardino disseminato di aiuole e portichetti&#8230; la casa dei pomeriggi di studio e delle serate dopo il lavoro&#8230; la casa della tensione mai tagliata, sempre vibrante, quando, oltre a me e lei, nessun altro c\u2019era&#8230; la casa dove, probabilmente, finir\u00f2 i miei giorni, pure se non come avevo sempre sognato. Ma bisogna farsene una ragione. La casa di Bianca.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza avvedermene sono arrivato davanti alla sua porta. Intorno a me il portico si nasconde pigramente nella penombra, senza che la luce di un faretto mezzo ammiccante riesca a dissipare totalmente gli ultimi veli della notte. Da qualche parte, nel prato, sento una cicala frinire. Non posso fare a meno di domandarmi se c\u2019entri qualcosa in tutto ci\u00f2; se anche lei sia stata messa l\u00ec a bella posta per creare atmosfera, mero strumento in mani spietate, che non si curano di un suo passato o di un suo avvenire, oppure se sia cosa a s\u00e9 stante, viva, <em>vera<\/em>, lontana da tutto questo. In ultima istanza, mi chiedo se questa cicala possa conoscere ci\u00f2 che a me \u00e8 negato dallo scorrere inesorabile delle lancette: salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi in risposta ai miei pensieri turbinosi, la cicala smette di frinire. \u00c8 un attimo perch\u00e9 mi accorga di te.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sale un moto di rabbia. Ti ho evocato io? Oppure sei sempre stato qui? Perch\u00e9 ora non te ne vai e mi lasci in pace, almeno ora che sono a un passo dal dichiararmi alla ragazza che amo? Va\u2019 via! Tanto tra poco sar\u00e0 l\u2019alba, e io e te dovremo per forza tornare a vederci. Ma questo tempo \u00e8 ancora mio! MIO, capito? Lo tratterr\u00f2 con le unghie e con i denti, mi ci aggrapper\u00f2 come fa il naufrago con la tavola di legno del relitto, dai bordi scheggiati in ricordo di qualcosa che era intero e ora, invece, irrimediabilmente spezzato. Tu sei la tempesta che mi vortica intorno, ma io non mi lascer\u00f2 trascinare negli abissi!<\/p>\n\n\n\n<p>NO! Non ancora! Prima di andarmene, ho ancora il fiato per gridare quello che da anni si trova stipato nel profondo del mio cuore! Per lasciarlo andare, finalmente a briglia sciolta, non pi\u00f9 legato, e osservarlo con stupore mentre si eleva verso il cielo! E sai una cosa, Autore dei miei stivali? QUESTO grido non riuscirai a togliermelo!<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ti amo, Bianca! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Lo dico cos\u00ec, con la mia voce, senza pensare. O forse proprio per averci pensato. Il cuore mi batte come un tamburo contro il torace, sento che sta cercando di allargarsi, di farsi spazio, ma di spazio non ce n\u2019\u00e8; ci sono le costole e i polmoni, ma il cuore non si cura di loro: batte, batte, batte ancora, e ad ogni battito \u00e8 un dolore immenso e un grido di sofferta gioia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho detto! Ho detto quella frase, quelle parole! Che farai ora, demonio? Che farai di me? Sono libero! Le ho detto che la amo! La amo, la amo, LA AMO! E sono pronto a ripeterlo altre mille volte! Bianca! Quanto \u00e8 dolce il suo nome sulle labbra! Bianca!<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bianca! Bianca! Oh, Bianca! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Ho gridato ancora, nel silenzio sonnacchioso della via. Probabilmente qualcuno se l\u2019\u00e8 presa e mi sta augurando ogni sorta di maledizioni mentre bofonchia ancora mezzo in un suo mondo di sogni privati. Ma che mi importa? Comparse, altre comparse! Anzi, no, meno, meno: pensieri senza corpo, a cui quel pigro diavolo non avr\u00e0 nemmeno intessuto una storia passata o un ambiente in cui portare avanti le loro false vite. S\u00ec, false! Mi senti, tu che gridi dalla tua finestra lontana? Non mi farai tacere! Falsi, falsi, siete falsi, lo siamo tutti quanti! Ma io so! A me lo \u00e8 venuto a dire <em>lui<\/em>! Con <em>me<\/em>&nbsp;ha parlato, bifolchi! Con voi&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Un momento. Con me ha parlato. Con <em>me<\/em>. Perch\u00e9 con me? Perch\u00e9 mai \u00e8 venuto da me, quella sera? Perch\u00e9 mi si \u00e8 presentato? Perch\u00e9 si \u00e8 sentito in obbligo di svelarmi, cos\u00ec all\u2019improvviso, la verit\u00e0 che aveva accuratamente nascosto dietro le pieghe di questo simulacro di mondo? Mi senti? Mi senti? Parlami! Perch\u00e9 l\u2019hai fatto? Forse&#8230; ti sei sentito in colpa per la sorte che mi hai assegnato? Forse un briciolo di te, quel frammento che tu hai infuso in me, ha morso la tua coscienza insensibile? Cos\u2019\u00e8 cambiato? Perch\u00e9 io s\u00ec e gli altri no?<\/p>\n\n\n\n<p>Non sar\u00e0 che&#8230; non sar\u00e0 che mi vuoi bene?<\/p>\n\n\n\n<p>No, non ha senso. Mandare a monte la mia vita, scardinare i miei nervi, rendermi un folle che si aggira per la citt\u00e0 in preda ai suoi deliri da ubriaco&#8230; non \u00e8 voler bene. No, non lo \u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure&#8230; eppure perch\u00e9? Che altra ragione aveva? Scientifica, forse? Sono il primo a cui ha parlato? Mi senti? Sono il primo? Perch\u00e9 non mi ascolti? Perch\u00e9 taci? PERCH\u00c9 TACI?!<\/p>\n\n\n\n<p>Che sciocco. L\u2019ho mandato via. Ho gridato il nome di Bianca. Ho gridato l\u2019amore per lei. Allora perch\u00e9 Bianca non \u00e8 qui? Perch\u00e9, nella luminosa penombra che precede la salita del sole, io mi trovo, ancora una volta&#8230; solo?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bianca \u00bb grido ancora. \u00ab Bianca, Bianca! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Un rumore di passi, dietro la porta. Passi lenti e strascicati, morbidi, come un paio di ciabatte. Un vecchio paio di ciabatte rosa, a forma di fragoline; un vecchio regalo fatto in tempi non sospetti da un caro amico, che tanto aveva rimuginato su quale colore fosse il pi\u00f9 adatto, quale pelo il pi\u00f9 carezzevole per quei piedini di fata, quale fantasia al pari di lei, che era la pi\u00f9 alta delle sue fantasie.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Tu? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La voce non \u00e8 che un soffio lieve che trapela da dietro il legno opaco della porta. Un perfetto esempio di <em>paraclausithyron<\/em>, ma all\u2019incontrario: stavolta \u00e8 lei che sussurra dolci parole a lui, cio\u00e8, a me. Il cuore riprende a martellare dolorosamente contro il petto: non riesco a parlare. Vorrei, ma non esce alcun suono. Lontano, da qualche parte, nei campi, si leva il canto di un gallo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bianca? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>La porta si apre: Bianca \u00e8 qui! Ancora assonnata, non ancora truccata, coi capelli impiastricciati in nodi ribelli e gli occhi appiccicati dai sogni interrotti. La guardo, e tutti i miei mali di prima svaniscono come neve al sole. La mia follia si acquieta. E io resto l\u00ec, a guardarla, senza parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Sei proprio tu \u00bb mormora lei, mentre un vago sorriso malinconico si fa strada sul suo viso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab S\u00ec. Eccomi \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ma che fai qui? Sai che ore sono? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, s\u00ec che lo so. So ogni momento di queste ore; ogni istante di questa notte non ha pi\u00f9 segreti per la mia mente stanca e irrequieta. Il canto del gallo che annuncia il sole mi ha riportato alla memoria, tutte insieme, le fatiche di queste ultime settimane, i sogni agitati, gli sforzi vani, i lunghi pianti notturni. Tutto insieme. E ora so, con rinnovata lena e coscienza, che tutto \u00e8 stato inutile. Non si pu\u00f2 strappare un secondo alla morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma persino ora, prossimo alla conclusione della storia mia e di questa stupidissima citt\u00e0, non posso non pensare che dalla vanit\u00e0 qualcosa possa ancora salvarsi. \u00c8 BIANCA che si pu\u00f2 salvare. \u00c8 l\u2019amore che ho nutrito e coltivato per lei in tutti questi anni. O, per lo meno, l\u2019amore che ho creduto di coltivare, chiuso com\u2019ero nella fantasia malata di uno scrittore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bianca&#8230; devo dirti una cosa&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab C\u2019entra la pipa? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Pipa? Quale pipa?<\/p>\n\n\n\n<p>Ah, questa qui! La pipa che ho sottratto all\u2019appartamento di Baxter! L\u2019ho scordata a fior di labbra, pendente, con le braci spente da cui ancora si leva una sottile spirale di fumo che vagola per il portico. Ma \u00e8 la pipa, o la nebbia rugiadosa del mattino?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Ah, questa pipa \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non avrai ricominciato a fumare? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Fumare? Io&#8230; che fumo? E quando mai ho incominciato?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bianca&#8230; io non&#8230; \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi interrompe con un gesto stanco della mano. Ride silenziosamente, quando tutti gli angeli del cielo le gridano di piangere; e tiene gli occhi chiusi, ermeticamente chiusi, ad imitare le saracinesche delle botteghe addormentate nella citt\u00e0 lontana. Ride, Bianca, e io non so perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Perch\u00e9 ridi, Bianca? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Nulla. Mi sono confusa \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>No, non \u00e8 nulla. La sua voce tradisce che non \u00e8 nulla. Il fantasma della sua voce si diverte a torturarla, come sempre fa il demone della perversit\u00e0 con le vittime su cui pone gli artigli. <em>Qualcosa<\/em>&nbsp;stringe il cuore di Bianca, soffocandola, avvinghiandola in una presa di morte; quello stesso <em>qualcosa<\/em>&nbsp;che la fa soffrire, che <em>sempre<\/em>&nbsp;l\u2019ha fatta soffrire, che sempre, in passato, ha venato di malinconia la sua dolce voce di angelo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Che cos\u2019hai, Bianca? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Nulla. Ti ho confuso \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Mi hai confuso? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab No! \u00bb grida, spalancando gli occhi: la sua paura la fa assomigliare a una cerbiatta, una svelta ed innocente cerbiatta, che, braccata dai cacciatori, \u00e8 finita per mettersi spalle al muro con la rupe. \u00ab No! Io! Io mi sono confusa! Io! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Mi hai confuso? \u00bb ripeto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Non <em>ti ho<\/em>&nbsp;confuso! Io! <em>Io<\/em>&nbsp;mi sono confusa! \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Spinto da un\u2019improvvisa, abissale paura, prendo le sue mani nelle mie. Gli occhi di Bianca sono come enormi pozzi bui, il cui bordo \u00e8 costellato di lacrime. Il cuore mi batte ancora nel petto, ma non mi reca pi\u00f9 alcuna gioia; per ogni battito, per ogni spinta, sento avvicinarsi la fine, la fine incolore che segna il margine della pagina, il salto senza ritorno impostoci dalla volont\u00e0 crudele, il chiaro levarsi del sole sul nero profilo del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab Bianca \u00bb dico, e le parole mi pesano come macigni. \u00ab Tu mi hai confuso. Per chi? Per chi mi hai confuso, Bianca? \u00bb<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guarda in viso e trema. La guardo attraverso la sottile e impalpabile caligine che sale dalle ceneri del tabacco.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab C\u2019entra la pipa? \u00bb dico, mentre un brivido ghiacciato mi scuote le ossa.<\/p>\n\n\n\n<p>Annuisce lentamente, solennemente, come ci si aspetta da un emissario del Fato.<\/p>\n\n\n\n<p>E io comprendo che le mie labbra, le labbra di un assassino, stringono la pipa che fu di Baxter, le mie labbra che mai avevano toccato l\u2019agrodolce sigaretta, o abbracciato la canalina di una pipa.<\/p>\n\n\n\n<p>E ricordo Baxter, l\u2019investigatore, il mio meno di un amico pi\u00f9 di un gentiluomo, e all\u2019improvviso conosco di lui le motivazioni, le ragioni del suo tradimento, le difficolt\u00e0 in cui versava e il profondo, sincero dispiacere che ha provato nel vedermi entrare nella sua casa-ufficio.<\/p>\n\n\n\n<p>E tante altre cose mi appaiono chiare come lo dovevano essere all\u2019inizio dei tempi: il canto del gallo&#8230; il sole che sorge&#8230; io che apro il mio cuore a Bianca, troppo presto&#8230; <em>troppo presto<\/em>&#8230; o <em>troppo tardi<\/em>&#8230; e conosco il fantasma che infesta l\u2019anima di Bianca, e capisco (ma \u00e8 troppo tardi, <em>\u00e8<\/em>&nbsp;<em>troppo tardi!<\/em>) che non sono mai stato solo. Non sono mai stato <em>il solo<\/em>&nbsp;che, una sera come tante, ha sentito suonare il campanello e si \u00e8 alzato a rispondere.<\/p>\n\n\n\n<p>Lascio le mani di Bianca, mi sfuggono e scivolano come acqua tra le dita; e appare, alle spalle di lei, una figura abbigliata nella vestaglia di Baxter, che fuma una pipa come il buon Baxter (la stessa pipa che mi pende dalle labbra) e che sorride affabilmente, con un fare da gran signore.<\/p>\n\n\n\n<p>Cingi i fianchi di Bianca con le mani e mi guardi senza smettere mai il sorriso.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi dici, ridendo, che sono arrivato tardi.<\/p>\n\n\n\n<p>Che s\u00ec, ti ho trovato, ma che ormai \u00e8 troppo tardi. E, davanti ai miei occhi smarriti e ondeggianti, mi mostri l\u2019anello che Bianca tiene al dito e che cerca di nascondere con un sorriso capovolto.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 l\u2019alba. La lunga notte \u00e8 finita. Un suono nuovo sorge dai campi e accompagna il canto del gallo: \u00e8 un fischio, un fischio lungo e imprecisato, acutissimo, che desta la citt\u00e0 nel suo ultimo, definitivo risveglio. L\u2019espresso delle sei e cinquanta. Puntualissimo, come alla fine di ogni notte. Guardo Bianca ma non riesco a vederla: dietro la sua apparenza di spettro giganteggi Tu.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi guardi come Cristo guarderebbe san Tommaso. Mi guardi, e non mi sento pi\u00f9 il cuore, non sento pi\u00f9 le voci.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fischio del treno ha assorbito ogni cosa. Non l\u2019avevo mai sentito cos\u00ec bello. Alla fine mi tocca sorridere anch\u2019io, e ridere di gioia e corrergli incontro come si corre verso il mattino.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center\">Ti \u00e8 piaciuto? 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