{"id":442,"date":"2023-05-31T20:48:07","date_gmt":"2023-05-31T20:48:07","guid":{"rendered":"https:\/\/wordsfly.org\/?p=442"},"modified":"2023-06-23T20:19:52","modified_gmt":"2023-06-23T20:19:52","slug":"quale-teologia-per-la-terra-di-mezzo-di-j-r-r-tolkien","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/wordsfly.org\/it\/2023\/05\/31\/quale-teologia-per-la-terra-di-mezzo-di-j-r-r-tolkien\/","title":{"rendered":"Quale teologia per la terra di mezzo di J.R.R. Tolkien?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>Tempo di lettura: 40 minuti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Premessa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto Tolkien affermi esplicitamente di non essere un metafisico [1], tanto da non citare mai tra le sue fonti (n\u00e9 nelle sue opere, n\u00e9 nei suoi scritti privati) alcun filosofo o teologo, \u00e8 tuttavia indubbio che la sua narrazioni contenga, sebbene in modo non \u201csistematico\u201d, profondi contenuti teologici [2]. Non a caso, fin dalla sua pubblicazione nel 1954, i critici e il pubblico si sono chiesti se Il Signore degli Anelli sia un racconto dal sapore fondamentalmente pagano o un\u2019opera essenzialmente cristiana; e la querelle \u00e8 continuata all\u2019estero per oltre cinquant\u2019anni fino ai giorni nostri [3]. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche in Italia [4]  si sono avuti confronti interessanti su tematiche affini [5], l\u2019ultimo dei quali \u00e8 stato un importante dibattito \u2013 prima in un convegno, poi pubblicato negli atti [6] \u2013 tra Andrea Monda e Wu Ming 4, che considero tra i massimi studiosi italiani dell\u2019opera tolkieniana. Questo \u201cnobile duello\u201d \u00e8 stato recensito anche da Gianfranco De Turris il quale ha affermato, in modo sorprendente, visto al distanza \u201cpolitica\u201d rispetto a Wu Ming 4, una certa \u201cpreferenza\u201d per la lettura di quest\u2019ultimo: <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAllora Wu Ming ha completamente torto? No, a parere di Gianfranco de Turris,<br>massimo esperto in Italia della materia: \u201cNell\u2019opera di Tolkien ci sono elementi<br>pagani quanto cristiani. L\u2019autore stesso neg\u00f2 che Frodo fosse una figura cristica.<br>Il Signore degli Anelli pu\u00f2 essere interpretato come romanzo non esclusivamente<br>cattolico [come propone Wu Ming 4, contra Monda]. Purch\u00e9 non si esageri\u201d\u00bb[7].<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio da questa serie di discussioni \u2013 e da molti scambi epistolari con vari critici italiani ed esteri \u2013 che ho maturato una convinzione: la vexata quaestio sul Tolkien Cristiano o Pagano \u00e8 sempre stata \u201cmal impostata\u201d. Ovvero, sia i sostenitori dell\u2019una e dell\u2019altra tesi hanno sempre ragionato all\u2019interno di una prospettiva critica che \u2013 considerando antitetici i termini \u201cpagano\u201d e \u201ccristiano\u201d \u2013 in realt\u00e0 faceva perdere il proprium dell\u2019opera tolkieniana.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco dunque che con questo studio vorrei:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 prima, analizzare schematicamente i limiti sia della tesi \u201cl\u2019opera di Tolkien \u00e8 cristiana\u201d [2], sia della sua antitesi \u201cl\u2019opera di Tolkien \u00e8 pagana\u201d [3];<br>\u2013 quindi proporre un approccio interpretativo capace di offrire un punto di vista sintetico maggiormente esplicativo rispetto al tema in questione e capace di mostrare tutta la grandezza di questo scrittore (4-6). <\/p>\n\n\n\n<p>Il presente studio non vuole esser in alcun modo \u201cpolemico\u201d e quindi citer\u00f2 gli autori esaminati col solo intento di poter dare un positivo contributo critico: sono infatti sempre pi\u00f9 convinto che la relazione paganicit\u00e0\/cristianesimo sia uno degli snodi essenziali per comprendere tutta l\u2019opera del Professore di Oxford.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di addentrarmi nell\u2019analisi \u00e8 opportuno rimarcare che il soggetto dell\u2019indagine non \u00e8 l\u2019individuo Tolkien[8] bens\u00ec la sua opera, e in particolare  il suo Legendarium, ovvero l\u2019insieme degli scritti che riguardano le vicende della Terra di Mezzo.<br><\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, intender\u00f2 qui il termine \u201cpagano\u201d come estendibile a \u00abtutti coloro che sono estranei alle alleanze di Abramo e di Ges\u00f9\u00bb[9], ovvero a tutti coloro che non sono Ebrei, Cristiani o Musulmani [10] (di ogni epoca e confessione) i quali credono seppur con diverso \u201cgrado\u201d nella Bibbia. In quest\u2019ottica sono da considerarsi pagani tutti i contenuti culturali e religiosi della cosiddetta \u201creligione naturale\u201d o \u201ccosmica\u201d [11], che sono accessibili all\u2019uomo senza esplicite rivelazioni soprannaturali.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>La tesi: l\u2019opera di Tolkien \u00e8 cristiana<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Secondo questa prospettiva il Legendarium tolkieniano viene visto come un universo di valori esplicitamente cristiano. In tale ottica, a livello internazionale, l\u2019autore pi\u00f9 \u201cradicale\u201d \u00e8 sicuramente Joseph Pearce [12] che \u00e8 diventato il riferimento per molti altri studiosi sia cattolici (Strattford Caldecott [13], Peter Kreeft [14], John West Jr. [15]) che di altre confessioni cristiane (Ralph Wood16, Nils Ag\u00f8y [17]). In Italia vi \u00e8 un nutrito gruppo di critici che si \u00e8 attestato su posizioni simili, a partire da Guido Sommavilla [18] fino ad arrivare, come gi\u00e0 ricordato, ad Andrea Monda [19], il pi\u00f9 autorevole studioso di questa corrente interpretativa. Una simile lettura va per\u00f2 incontro a quattro limiti principali:<\/p>\n\n\n\n<p><em>A) Viola il \u201crasoio di Tolkien\u201d.<\/em> Per Tolkien, infatti, difetto principale del ciclo arturiano \u00e8 che questo \u00absotto l\u2019aspetto della \u201cfiaba\u201d \u00e8 troppo esagerato e fantastico, incoerente e ripetitivo. E dall\u2019altro, cosa pi\u00f9 importante, \u00e8 legato alla religione cristiana e ne parla esplicitamente. Per motivi che non star\u00f2 qui a spiegare, questo mi sembra fatale\u00bb[20]. Lo stesso \u201crasoio\u201d \u00e8 usato da Tolkien nella scrittura del Signore degli Anelli, come ci racconta egli stesso:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo sono comunque un cristiano; ma la Terza Et\u00e0 [in cui \u00e8 ambientato il roman-<br>zo] non era un mondo cristiano\u00bb21. \u00abNon mi sento in obbligo di far combaciare<br>la mia storia con la teologia cristiana ufficiale\u00bb22; \u00ab[\u2026] ho intenzionalmente<br>scritto un racconto costruito su certe idee \u201creligiose\u201d, ma che non \u00e8 un\u2019allego-<br>ria di queste (o di qualcosa d\u2019altro), e non le cita apertamente, meno ancora<br>le diffonde\u00bb[23].<\/p>\n\n\n\n<p>In base a queste affermazioni, \u00e8 sbagliato considerare il Legendarium una mitologia cristiana, o un\u2019epica cristologica:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAdesso per\u00f2, alla fine dei nostri dieci percorsi nell\u2019epica contemporanea [tra i<br>quali vi \u00e8 anche l\u2019opera di Tolkien] \u00e8 forse possibile osare stringere il termine,<br>specificandolo ulteriormente come epica precisamente \u201ccristologica\u201d\u00bb[24].<\/p>\n\n\n\n<p><br>Questo infatti significherebbe far entrare nella sub-creazione delle verit\u00e0 esplicitamente cristiane, il che distruggerebbe fatalmente l\u2019incantesimo della narrazione fantastica.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>B) Confonde l\u2019interpretazione con l\u2019applicazione o la scoperta di significati allegorici nascosti. <\/em> Tolkien distingue tre concetti che non vanno in alcun modo confusi: allegoria (che Tolkien rifiuta per le sue opere, prive di rimandi nascosti), applicabilit\u00e0 (legittima per ogni lettore) e interpretazione:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPenso che molti confondano \u201capplicabilit\u00e0\u201d con \u201callegoria\u201d [distinzione tra al-<br>legoria e applicabilit\u00e0]; l\u2019una per\u00f2 risiede nella libert\u00e0 del lettore, e l\u2019altra nell\u2019in-<br>tenzionale imposizione dello scrittore\u00bb25. \u00abSono sconcertato, e a volte irritato, da<br>molte delle domande sulle \u201cfonti\u201d della nomenclatura e dalle teorie o fantasie che<br>riguardano riferimenti nascosti. Mi sembrano solamente un divertimento del tutto<br>personale, e in quanto tale io non ho il diritto o il potere di criticarle, bench\u00e9 siano,<br>penso, prive di significato per una delucidazione o un\u2019interpretazione dei miei<br>racconti [distinzione tra riferimenti allegorici nascosti e interpretazione]\u00bb [26].<\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce di queste distinzioni il lettore cristiano ha tutto il diritto di \u201capplicare\u201d il Signore degli Anelli al Vangelo, per ricavarne esempi didattici di comportamenti virtuosi. Ma proporre questo come un\u2019\u201cinterpretazione\u201d sarebbe un errore visto che, prima di tutto, Il Signore degli Anelli \u00abnon tratta di niente se non di s\u00e9 stesso\u00bb [27]. Andrea Monda nel suo pregevole testo L\u2019Anello e la Croce, \u00e8 da un lato consapevole di queste distinzioni, tanto che mette in appendice alcune sue riflessioni circa la modalit\u00e0 di \u201capplicare\u201d Il Signore degli Anelli all\u2019insegnamento della religione cattolica. Dall\u2019altro per\u00f2, anche se di sfuggita e in maniera non sistematica, tende a \u201cinvestire\u201d queste applicazioni anche di uno spessore interpretativo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo, con la mia lettura di Tolkien, da una parte non intendo esaurire tutte le pos-<br>sibili letture e interpretazioni di Tolkien, dall\u2019altra per\u00f2 non posso negare a me<br>stesso innanzitutto che io trovo in questo romanzo una ricchissima potenza sim-<br>bolica che mi arricchisce non solo come lettore ma anche come cattolico. Non<br>voglio quindi essere esauriente ma dipanare tutto quel simbolismo cattolico che<br>trovo nelle pagine del romanzo\u00bb [28].<\/p>\n\n\n\n<p>Dipanare quel simbolismo \u00e8 certo legittimo come una possibile applicazione, ma non come interpretazione del testo che, in quanto tale, deve basarsi su \u201clogiche\u201d interne al testo stesso. Limitandoci al diffusissimo parallelo Frodo\/Cristo [29] non si pu\u00f2 trovare un solo testo di Tolkien che avvalli questi \u201criferimenti nascosti\u201d. Quello che Tolkien afferma \u00e8 solo che Frodo esemplifica una \u00absituazione sacrificale\u00bb [30], ispirata al \u201cnon indurci in tentazione\u201d del Pater Noster, quindi analoga a quella di Cristo, ma a cui in nessun modo rimanda implicitamente. Il Mezzuomo infatti, diversamente dal Figlio di Dio, non \u00e8 senza peccato tanto che vive come un fallimento [31] il non esser riuscito a gettare l\u2019Anello nel Monte Fato, e quindi il non poter tornare come<br>un eroe [32]: questo avvelena la sua anima e il suo fisico, anche per la ferita della lama Morgul, cos\u00ec che gli risulta impossibile una vita \u201cfelice e contenta\u201d nella Contea che, come egli ci dice \u00ab\u00e8 stata salvata ma non per me\u00bb [33]. Egli \u00e8 dunque una figura tragica, che deve lasciare i suoi amici per poter andare in Eressea, che nulla ha a che vedere con il Paradiso [34]: si tratta invece di un soggiorno \u201cpurgatoriale\u201d in un\u2019isola sita di fronte a Valinor [35] in cui egli potr\u00e0 forse guarire dall\u2019ombra che lo affligge, e nessuno sa se questa possibilit\u00e0 datagli dai Valar avr\u00e0 o meno esito positivo.<\/p>\n\n\n\n<p>C) <em>Confonde una fonte con una rappresentazione. <\/em>Un errore simile negli esiti, ma diverso nelle motivazioni, \u00e8 quello di scambiare una fonte per una rappresentazione. Non vi sono dubbi sul fatto che le fonti del Legendarium siano anche cristiane oltre che pagane, ma i personaggi che Tolkien subcrea sono un \u201cmisto\u201d non pi\u00f9 analizzabile, che quindi non possono essere in alcun modo considerati una \u201crappresentazione\u201d di una delle loro fonti. Come egli spiega in Sulle Fiabe, la mitopoiesi \u00e8 simile a un calderone [36] nel quale si immergono le \u201cossa\u201d ovvero le fonti pi\u00f9 o meno storiche da cui si originano i miti [37], e nuovi ingredienti, che indicano le diverse rielaborazioni dei miti [38], ma che alla fine d\u00e0 come risultato una minestra \u2013 ovvero un nuovo racconto \u2013 che non pu\u00f2 ridursi alla somma dei suoi elementi, difficilmente rintracciabili e in ogni caso inutili per gustare la nuova storia, per cui: \u00abdobbiamo accontentarci della minestra ammannita, rinunciando a vedere le ossa del bue che sono servite a prepararla\u00bb [39].<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esempio pi\u00f9 frequente \u00e8 il considerare Galadriel come una sorta di prefigurazione di Maria: la Vergine \u2013 cos\u00ec come la dama Morrigan delle favole gallesi [40], Circe, Medea [41], la Donna Eterna di Haggard [42] o le magiche principessa di MacDonald [43] \u2013 \u00e8 sicuramente tra le fonti di Galadriel, ma Galadriel non si pu\u00f2 considerare una rappresentazione di Maria, come afferma ad esempio Caldecott:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u00c8 questa la figura di Maria [dipinta nello splendido Wilton Dypict] che Tol-<br>kien aveva sempre presente, che era al centro del suo immaginario [\u2026]. Ci\u00f2 che <br>Elbereth, Galadriel e altri personaggi come L\u00fathien e Arwen rappresentano di<br>sicuro \u00e8 esattamente ci\u00f2 che Tolkien disse di aver trovato in Maria: la \u201cbellezza<br>sia come maest\u00e0 che come semplicit\u00e0\u201d\u00bb[44].<\/p>\n\n\n\n<p>A supporto di questo parallelo viene spesso citata la lettera in cui Tolkien risponde all\u2019amico gesuita Robert Murray, in cui afferma:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abPenso di sapere esattamente che cosa intendi con dottrina della Grazia; e na-<br>turalmente con il tuo riferimento a Nostra Signora, su cui si basa tutta la mia<br>piccola percezione di bellezza sia come maest\u00e0 sia come semplicit\u00e0\u00bb[45]. <\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia in questa lettera Tolkien non ammette alcun parallelo, ma solo che Maria \u00e8 tra le fonti della sua concezione estetica. Del resto, come afferma ancora Tolkien nel 1971[46], Galadriel nella Terra di Mezzo stava facendo penitenza avendo seguito F\u00ebanor nella ribellione ai Valar e nel massacro dei Teleri: era dunque tutt\u2019altro che \u201cimmacolata\u201d quando venne pubblicato Il Signore degli Anelli. Diventa tale solo nel 1973[47], in base a un appunto di Tolkien scritto poco prima di morire in cui la Dama Elfica si oppone a F\u00ebanor[48]; il che non basta in ogni caso per fondare la rappresentazione Galadriel\/Maria.<\/p>\n\n\n\n<p>Stessi discorsi vanno fatti per tanti altri personaggi: tra le fonti di Earendel vi \u00e8 il poema medievale Crist, ma il mezzelfo non rappresenta Cristo; similmente, il lembas pu\u00f2 in parte essere ispirato all\u2019Eucarestia, ma non per questo la rappresenta.<\/p>\n\n\n\n<p><br>D) Da una similitudine parziale deduce una identit\u00e0 totale, ignorando le differenze. Molti di questi autori da un lato ravvisano giustamente delle similitudini tra parti del Legendarium e alcuni contenuti scritturistici e rivelati: da questo per\u00f2 deducono l\u2019identit\u00e0 cristiana dell\u2019opera. Ad esempio, dalle similitudini stilistiche e contenutistiche tra la Musica degli Ainur e la Genesi deducono che la Musica degli Ainur \u00e8 cristiana[49]. Ma affermare un tale rigido parallelismo non pu\u00f2 spiegare le rilevanti differenze che esistono tra le due teologie, che tendono ad essere attenuate. Ad esempio Greta Bertani, nel suo recente e documentato volume, afferma che come \u00abnella cosmogonia Tolkieniana, nel cristianesimo il male entra nel mondo a causa della caduta di un angelo, il migliore\u00bb[50]. Questo \u00e8 invece un punto sul quale Tolkien stesso afferma una differenza tra la sua mitologia, nella quale il mondo fin dal primo istante della sua creazione \u00e8 affetto dal male (per cui il male non vi pu\u00f2 entrare perch\u00e9 c\u2019\u00e8 gi\u00e0), e quella cristiana dove il male entra solo dopo la caduta dell\u2019uomo)[51].<\/p>\n\n\n\n<p>3 L\u2019antitesi: l\u2019opera di Tolkien \u00e8 pagana<\/p>\n\n\n\n<p>Altri autori, pur senza negare totalmente l\u2019importanza di elementi cristiani nella formazione del Legendarium, affermano per\u00f2 che lo si deve leggere in una prospettiva essenzialmente pagana, la quale si oppone alla ortodossa visione Evangelica della vita e della storia. All\u2019estero le posizioni variano da approcci molto radicali (Catherine Madsen [52]), ad altre pi\u00f9 moderate (Ronald Hutton [53], Stephen Murillo [54]) fino a letture ambientaliste-politeiste (Patrick Curry [55]).<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia l\u2019interpretazione \u201cpagana\u201d pi\u00f9 nota \u00e8 sicuramente la lettura \u201csimbolico-tradizionale\u201d iniziata da Elemire Zolla e oggi portata avanti da un gruppo di studiosi il pi\u00f9 noto dei quali \u00e8 Gianfranco De Turris. Molto pi\u00f9 recenti sono invece i pregevolissimi studi di Wu Ming 4[56], la cui lettura per certi esiti si avvicina \u201cparadossalmente\u201d a questi ultimi autori. <\/p>\n\n\n\n<p>Simili approcci, pur nella loro diversit\u00e0, vanno tuttavia incontro a quattro limitazioni principali:<\/p>\n\n\n\n<p>A) Riducono l\u2019importanza dei testi in cui emerge il legame fondamentale tra opera tolkieniana e Cristianesimo. In quest\u2019ottica si tende a minimizzare e a volte a ignorare i brani che attestano inequivocabilmente l\u2019importanza che il piano della Rivelazione Cristiana ha nella formazione del Legendarium. All\u2019estero la Madsen ha esplicitamente giudicato l\u2019epilogo di Sulle Fiabe<br>(5.1.1) solamente un \u201cpost scritto\u201d al saggio, simile alla storia di Aragorn e Arwen nel Signore degli Anelli [57], affermazioni entrambe false: infatti sia l\u2019epilogo che le appendici [58] fanno parte integrante di entrambe le opere.<\/p>\n\n\n\n<p>Similmente, per avvalorare il \u201csentimento politeista\u201d di J.R.R. Tolkien [59] vengono spesso ignorate o tenute in scarsa considerazione le lettere di Tolkien in cui egli attesta l\u2019influenza della sua fede cattolica nella genesi del suo lavoro [60]. Ad esempio Lombardo afferma che:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abGli Ainur sono in tutto e per tutto divinit\u00e0 pagane. [\u2026] Sono insomma ben diversi dagli \u201cangeli\u201d dei monoteismi. [\u2026] Con buona pace di Humphrey Carpenter,  non \u00e8 vero che l\u2019Universo creato da Tolkien sia \u201cgovernato da Dio, l\u2019Uno e che al di sotto di lui [sic] nella gerarchia ci sono i Valar\u201d\u00bb [61].<\/p>\n\n\n\n<p>Ma \u00e8 Tolkien stesso, pur nelle differenze, che afferma in alcune lettere \u2013 raramente citate da questi autori \u2013 e all\u2019interno del Legendarium [62] la natura \u201cangelica\u201d di queste potenze e la loro diversit\u00e0 da Eru, il solo capace di creare le cose dal nulla:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abI cicli cominciano con un mito cosmogonico: la Musica degli Ainur. Dio e i Valar [\u2026] si rivelano. Questi ultimi sono quelli che potremmo definire potenze angeliche, la cui funzione \u00e8 di esercitare nelle loro sfere l\u2019autorit\u00e0 loro delegata (comandare e governare, non creare, fare o rifare)\u00bb [63].<\/p>\n\n\n\n<p>B) Applicano all\u2019opera di Tolkien una lettura simbolica che ne impedisce la comprensione. Questo limite \u00e8 tipico di alcuni autori italiani e per certi versi ricalca l\u2019errore delle letture cattolico-allegorizzanti (2.B). Nell\u2019approccio \u201csimbolico-tradizionale\u201d, infatti, il testo tolkieniano viene letto sovrapponendovi una matrice la quale fa corrispondere a elementi importanti dei racconti un certo significato. Con particolare chiarezza De Turris dichiara questo intento, e afferma di voler leggere Tolkien alla luce del simbolismo di Julius Evola [64] e altri autori. Non c\u2019\u00e8 alcuna prova che Tolkien conoscesse questi testi (come del resto dichiarano onestamente alcuni di questi critici [65]), ma questo non risulta un problema insormontabile perch\u00e9: <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abScrive Evola, nel 1928: \u201c[\u2026] gli autori possono essere i primi ad ignorare il significato ulteriore portato da quel che pensano essere loro \u2018creazioni\u2019. Significato che tuttavia esiste, sebbene \u00e8 ritrovato e riconosciuto solamente da chi ha gli occhi\u201d\u00bb[66]. <\/p>\n\n\n\n<p>Il problema \u00e8 che, siccome questi significati non sono \u201cmanifesti\u201d n\u00e9 nelle fonti, n\u00e9 nei testi, n\u00e9 nella cosciente intenzione dell\u2019autore, chi non \u201cha gli occhi\u201d non li pu\u00f2 vedere. Questo origina una lettura che, per quanto possa essere documentata e dotta, tende a \u201cpiegare\u201d il testo a questi simbolismi:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome si \u00e8 detto, l\u2019interpretazione deve essere simbolica o metapolitica. Sicch\u00e9 in base a questi presupposti, appare lampante come la Compagnia dell\u2019Anello sintetizzi attraverso i suoi componenti valori quali l\u2019amicizia, il cameratismo. [\u2026] Evidentemente, anche come il viaggio di avvicinamento della Compagnia a Monte Fato sia in s\u00e9 un viaggio iniziatico. [\u2026] L\u2019Unico Anello \u00e8 simbolo del potere malvagio o dittatoriale, in contrapposizione agli anelli degli uomini e degli elfi. [\u2026] Mordor quindi come simbolo evidente della Modernit\u00e0\u00bb[67].<\/p>\n\n\n\n<p>Ma, appunto, queste associazioni simboliche sono evidenti solo a \u201cchi ha gli occhi\u201d. Solo per limitarci al testo citato, basta ricordare che nella Compagnia vi \u00e8 un traditore come Boromir, che per Tolkien gli anelli degli Elfi e tantomeno quelli degli Uomini sono considerati poteri \u201cbuoni\u201d in s\u00e9 [68], n\u00e9 si pu\u00f2 trovare in Tolkien un solo brano che avvalli il parallelo Mordor \/ Modernit\u00e0. Tolkien infatti intende il \u201csimbolo\u201d non come rappresentazione nascosta, ma come \u201cesemplificazione\u201d concreta di certi concetti universali: l\u2019Anello dunque \u00e8 casomai \u201csimbolo\u201d del Potere, e non dei soli poteri malvagi nella Modernit\u00e0:<br><\/p>\n\n\n\n<p>\u00abNoi tutti, come gruppo o come individui, esemplifichiamo principi generali: ma<br>non li rappresentiamo\u00bb69. \u00ab[\u2026] il primo simbolismo [\u00e8 quello] dell\u2019Anello, cio\u00e8<br>il desiderio di potere [e non del solo potere modernamente inteso] che cerca di<br>diventare oggettivo attraverso una forza e un meccanismo fisici e inevitabilmente<br>anche attraverso le menzogne\u00bb70. \u00abSi pu\u00f2 fare dell\u2019anello un\u2019allegoria della nostra epoca, volendo: un\u2019allegoria dell\u2019inevitabile fine a cui vanno incontro tutti i<br>tentativi di sconfiggere il potere del male con un potere analogo. Ma questo solo<br>perch\u00e9 tutti i poteri magici e tecnici lavorano sempre in questa direzione\u00bb[71].<\/p>\n\n\n\n<p>Questa lettura \u00e8 quindi di principio \u201cchiusa\u201d e per certi aspetti \u201cimmune\u201d a ogni possibile critica: proprio per questo si costringe a non poter considerare sia la complessit\u00e0 del testo sia i pi\u00f9 seri studi critici in merito [72], i quali non  permetterebbero di proporre cos\u00ec liberamente certe associazioni. Si pensi ad esempio a Frodo visto come simbolo del super-uomo, che finisce la sua vita felice e contento perch\u00e9 partendo per il mare si va a fondere con il tutto [73], posizione questa ancor meno plausibile del Frodo alter Christus esaminato in 2.B.<\/p>\n\n\n\n<p>C) Confonde paganesimo storico e paganesimo \u201ctolkieniano\u201d. Quando si propone l\u2019immagine di un Tolkien pagano, di solito non si sottolineano le importanti differenze tra il mondo della Terra di Mezzo e le civilt\u00e0 pagane storicamente esistite. Si pensi ai sacrifici umani, praticati da Egizi [74] (una delle fonti di ispirazione per i Numenoreani [75]) e popolazioni nordiche [76], o alla presenza della nudit\u00e0 in molti riti religiosi sia Greci che Vichinghi [77]; nulla di questo si pu\u00f2 ritrovare tra i Popoli Liberi della Terra di mezzo. Similmente, il primo principio dell\u2019attuale federazione pagana, \u00e8 \u00abl\u2019accettazione dell\u2019intrinseca divinit\u00e0 del modo naturale, e il rifiuto di qualsiasi nozione di creazione del mondo da parte di una potenza esterna a questo\u00bb[78], ma questo panteismo \u00e8 lontanissimo dalla cosmogonia tolkieniana in cui Eru \u2013 l\u2019Uno Creatore \u2013 trascende per potenza tutti i Valar (5.2.A). E anche quando viene citato l\u2019amore di Tolkien per lo spirito guerriero germanico [79], si ci dimentica di ricordare i grandi limiti e pericoli che egli ha ravvisato in questo tipo di etica (5.1.3).<\/p>\n\n\n\n<p>D) Da una differenza parziale tra il mondo tolkieniano e quello cristiano, deducono una contraddizione tra i due. Il mondo del Signore degli Anelli, come ci dice Tolkien stesso (2.1), non \u00e8 un mondo cristiano, e quindi deve contenere elementi che non lo identifichino con la Rivelazione biblica; ma da queste differenze \u00e8 errato dedurre l\u2019opposizione tra mondo tolkieniano e piano rivelato. Da Trevisan viene ad esempio ricordato come nel Legendarium esista un popolo come gli elfi che si reincarna, e che questo \u00e8 \u00abuna delle dimostrazioni dell\u2019intrinseco allontanamento di Tolkien dal Cristianesimo\u00bb [80], visto che la dottrina della reincarnazione \u00e8 rifiutata dalla teologia ufficiale [81]. In risposta basti osservare banalmente che sulla reincarnazione degli elfi non esistono pronunciamenti dogmatici, per il semplice fatto che gli elfi non esistono nel Mondo Primario. E in ogni caso \u00e8 bene ricordare che la presenza di elementi non completamente \u201cortodossi\u201d nell\u2019opera di un autore, non basta per considerare la sua opera in contraddizione coi contenuti rivelati: anche tra i Dottori della Chiesa \u00e8 infatti possibile ritrovare posizioni dottrinalmente non corrette (ad es. per Tommaso d\u2019Aquino la Vergine Maria non \u00e8, contrariamente al dogma, Immacolata [82]).<\/p>\n\n\n\n<p>Molto pi\u00f9 raffinata e testualmente rigorosa \u00e8 la lettura che su alcuni punti propone Wu Ming 4. L\u2019autore, che non fa mistero di avere un\u2019impostazione marxista e dunque intrinsecamente dialettica, tende a enfatizzare le differenze tra mondo tolkieniano e universo cristiano, fino a farle diventare vere e proprie contraddizioni: questo per allontanare Tolkien (per certi aspetti anche giustamente) dalla comune lettura cattolica: <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abAnzi, io credo che sia la sottile incoerenza del quadro d\u2019insieme, la collisione<br>tra gli elementi di ispirazione cristiana e quelli non propriamente tali, a rendere<br>inesauribile l\u2019applicabilit\u00e0 dell\u2019opera tolkieniana, la quale rischierebbe altrimenti<br>di ridursi a una mera traduzione narrativa del messaggio evangelico e di assomigliare<br>quindi a quell\u2019allegoria morale che Tolkien rifiutava con forza\u00bb[83].<\/p>\n\n\n\n<p>A sostegno cita l\u2019autorevole opinione di Shippey riguardo al problema del male (secondo Shippey in Tolkien sono presenti sia una concezione boeziana che una manichea del male) e l\u2019assenza sul piano escatologico del senso di una salvezza finale [84]. Ora, senza entrare in queste due tematiche, ci\u00f2 che va enfatizzato nel brano di Wu Ming \u00e8 l\u2019uso dei termini \u201cincoerenza\u201d e \u201ccollisione\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>e il fatto che egli vede all\u2019interno del mondo tolkieniano la presenza di elementi sia cristiani che pagani, il che rende contraddittorio il tutto. A nostro avviso, invece, il quadro non \u00e8 incoerente, perch\u00e9 non contiene nessun elemento<br>strettamente cristiano, in quanto si pone su un livello essenzialmente pagano\/<br>naturale [cfr. 4.a\u2019]. In quanto tale \u00e8 un universo necessariamente differente<br>dal contesto rivelato, e non potrebbe essere altrimenti; se no, si violerebbe il<br>rasoio di Tolkien [2.1)]: e come vedremo subito \u00e8 proprio in questo particolare<br>paganesimo che si esprime la sua mentalit\u00e0 cattolica [5-6].<\/p>\n\n\n\n<p><em>4 La sintesi<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Da quanto detto sopra, tesi e antitesi appaiono inconciliabili, e tuttavia entrambe vanno incontro a limitazioni interpretative che ne riducano la prospettiva, perch\u00e9 non ne spiegano l\u2019essenziale legame con la cultura pagana\/naturale [2] e con la Rivelazione cristiana [3], entrambe necessarie per avere una reale comprensione del Legendarium. Esiste un modo per risolvere questa contraddizione e che sia capace di inquadrare organicamente tutti gli scritti tolkieniani senza eliminarne nessuno? A me pare di s\u00ec, a patto di usare un approccio che distingua:<\/p>\n\n\n\n<p>A) Due punti di vista<br>   a\u2019- Uno interno all\u2019opera, che esamina l\u2019orizzonte teologico ed etico entro il quale si svolgono le storie dei personaggi;<br>   a\u2019\u2019- L\u2019altro esterno, che confronta storicamente l\u2019opera con lo sviluppo della cultura nel nostro mondo \u201creale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>B) Due piani<br>   b\u2019- Il piano della Natura: \u00e8 quello dell\u2019uomo che, in quanto semplicemente uomo, ha delle capacit\u00e0 razionali naturali che gli permettono di indagare il mondo che lo circonda filosoficamente o scientificamente, fare con la sua volont\u00e0 delle libere scelte in base a cosa ritiene naturalmente buono o cattivo, e produrre con le sue abilit\u00e0 manufatti o opere d\u2019arte, siano queste narrazioni, dipinti, sculture o altro;<br>   b\u2019\u2019- Il piano della Grazia: \u00e8 un piano sopra-naturale in cui all\u2019uomo vengono fatti alcuni \u201cdoni\u201d (ad esempio la Fede) o rivelati certi contenuti come l\u2019Unit\u00e0 e Trinit\u00e0 di Dio, a cui con le sue sole capacit\u00e0 naturali non sarebbe mai potuto arrivare.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa prospettiva, ispirata ad alcune intuizioni di Tom Shippey e John Holmes [85]:<\/p>\n\n\n\n<p>\u2212 Se si guarda all\u2019opera tolkieniana dal punto di vista strutturale-interno (a\u2019) occorre dire che il piano in cui \u00e8 ambientata \u00e8 un piano naturale (b\u2019), nel senso che le conoscenze, le scelte e le opere che fanno i suoi personaggi sono frutto delle loro capacit\u00e0 naturali, senza alcun riferimento esplicito a contenuti di Fede. Dunque, poich\u00e9 \u00ablo stato naturale dell\u2019uomo \u00e8 dunque il paganesimo\u00bb (poich\u00e9 l\u2019uomo \u00ab\u00e8 naturalmente pagano\u00bb) [86], si dovr\u00e0 dire che siamo di fronte a un\u2019opera pagana e non esplicitamente cristiana.<\/p>\n\n\n\n<p>\u2212 Tuttavia, se si considera l\u2019opera da un punto di vista esterno [a\u2019\u2019] e la si confronta con lo sviluppo della cultura occidentale occorre dire che, pur nella diversit\u00e0, i suoi contenuti sono in armonia con il diverso piano della Rivelazione Cristiana (b\u2019\u2019).<\/p>\n\n\n\n<p>\u2212 Infine, \u00e8 proprio nella presenza di entrambi questi aspetti (opera pagana perch\u00e9 ambientata su un piano naturale, e sua armonia col cristianesimo) che risiede la \u201cfondamentale\u201d cattolicit\u00e0 della produzione tolkieniana. <\/p>\n\n\n\n<p>La sintesi qui proposta si pu\u00f2 quindi riassumere in tre proposizioni: <\/p>\n\n\n\n<p>(1) l\u2019opera di Tolkien \u00e8 internamente pagana;<br>(2) ed \u00e8, dal punto di vista esterno, in armonia con il piano soprannaturale del Cristianesimo;<br>(3) per entrambi questi aspetti \u00e8 espressione di un modo di pensare autenticamente Cattolico.<\/p>\n\n\n\n<p><em>5 Paganicit\u00e0 e armonia con la rivelazione dell\u2019opera tolkieniana<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questa sezione vorrei dimostrare i primi due enunciati della sintesi, secondo i quali l\u2019opera di Tolkien \u00e8 internamente pagana (1) e in armonia con Cristianesimo (2). Questi due aspetti si possono evincere da: <\/p>\n\n\n\n<p>\u2212 affermazioni \u201cdi principio\u201d di Tolkien, contenute specialmente nei suoi pi\u00f9 importanti saggi critici o conferenze pubbliche, che risultano essere la base fondamentale da cui la narrazione tolkieniana si sviluppa [5.1];<\/p>\n\n\n\n<p>\u2212 realizzazione concreta di questi principi nella sub-creazione del Legendarium, dalla cosmogenesi descritta nella Musica degli Ainur fino agli eventi narrati nel Signore degli Anelli [5.2].<\/p>\n\n\n\n<p>5.1. Saggi critici<\/p>\n\n\n\n<p>5.1.1. Sulle Fiabe<\/p>\n\n\n\n<p>A) Piano naturale della Sub-creazione e punto di vista interno<\/p>\n\n\n\n<p>Sulle Fiabe, conferenza del 1939 pubblicata nel 1947, \u00e8 un testo fondamentale per la comprensione di tutta l\u2019opera di Tolkien tuttavia, a dispetto del titolo, questo scritto si espande ben oltre i confini delle favole. Per Tolkien infatti le fiabe non sono necessariamente legate al mondo e ai gusti dei bambini [87]: la loro radice non risiede dunque in una specifica fase dello sviluppo dell\u2019uomo, bens\u00ec nella stessa natura umana (4.b\u2019), la quale non ha et\u00e0. Le fiabe \u00absono una naturale inclinazione umana\u00bb [88] che risponde a dei \u00abprimordiali<br>desideri umani\u00bb [89]. Tolkien, di conseguenza, parla delle tre facce delle Fiabe: la faccia \u00abMistica rivolta al Soprannaturale; quella Magica volta alla Natura; e lo Specchio delle scherno della piet\u00e0, rivolta all\u2019Uomo. La faccia essenziale del Mondo Fatato \u00e8 quella di mezzo, la Magica. Ma \u00e8 variabile la percentuale in cui appaiono (se appaiono) le altre due\u00bb[90]. Sancito il piano naturale su cui si sviluppano le fiabe (4 (1)), con coerenza Tolkien afferma che la Fantasia (la capacit\u00e0 di sub-creare ovvero \u00abdare a delle creazioni ideali l\u2019intima consistenza della realt\u00e0\u00bb [91]) resta una facolt\u00e0 del tutto radicata nel piano della natura umana: \u00abLa Fantasia \u00e8 una naturale attivit\u00e0 umana\u00bb [92]; \u00abla Fantasia resta un diritto umano\u00bb [93]. In questo senso, si potrebbe dire che la Fantasia sta alla letteratura come la Ragione sta alla scienza e alla filosofia. Fantasia e Ragione infatti sono due facolt\u00e0 naturali fondamentali, che secondo Tolkien si trovano in un rapporto pi\u00f9 che positivo visto che \u00ab[La Fantasia] non distrugge e neppure offende la Ragione; e non smussa neanche l\u2019appetito per, n\u00e9 oscura la sua percezione della, verit\u00e0 scientifica. Al contrario. Quanto pi\u00f9 la ragione \u00e8 acuta e chiara, tanto meglio operer\u00e0 la fantasia\u00bb [94]. Infatti proprio della Fantasia \u00e8 riuscire a sub-creare un mondo dotato di una sua verit\u00e0, seppur derivata e secondaria rispetto al mondo reale, per cui si potr\u00e0 dire, ad esempio a proposito di un Sole-verde, che <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abse hai costruito bene il tuo piccolo mondo, s\u00ec: \u00e8 vero in quel mondo\u00bb [95]. \u00abEgli [il sub-creatore] costruisce un Mondo Secondario in cui la nostra mente pu\u00f2 introdursi. In esso, ci\u00f2 che egli riferisce \u00e8 \u201cvero\u201d: in quanto in accordo con le leggi di quel mondo. Quindi ci crediamo, finch\u00e9, per cos\u00ec dire, restiamo nel suo interno\u00bb [96].<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco qui esplicitamente affermata l\u2019importanza di avere un punto di vista interno alla storia (cf. 4.a\u2019) senza il quale lo stesso racconto perderebbe tutto il suo valore e potere sul lettore.<\/p>\n\n\n\n<p>B) Armonia tra Sub-creazione e Rivelazione<\/p>\n\n\n\n<p>Tolkien sviluppa poi alcune considerazioni gi\u00e0 sopra accennate, sul nesso tra mondi secondari e piano soprannaturale. Per lui infatti la capacit\u00e0 naturale di sub-creare \u00e8 un riflesso della capacit\u00e0 di creare propria del Creatore del nostro Mondo Primario, quasi a dire che tra il piano della Natura e quello della Sopra-Natura non c\u2019\u00e8 separazione ma profonda armonia perch\u00e9 \u00abcreiamo a nostra misura e secondo la nostra modalit\u00e0 derivata, perch\u00e9 siamo stati creati; e non soltanto creati, ma creati a immagine e somiglianza di un Creatore\u00bb [97]. Nell\u2019Epilogo egli si spinge ancora oltre, affermando dapprima che, se le Fantasie ben riuscite hanno l\u2019\u00abintima consistenza della realt\u00e0\u00bb98 dalla quale derivano, allora devono essere a loro modo vere. Ma questo deve allora valere anche per il lieto fine o \u201ceucatastrofe\u201d, che fa parte dell\u2019essenza stessa delle<br>fiabe [99]. Le fiabe, prodotti della natura umana, vengono quindi a trovarsi in mirabile armonia con il piano rivelato del Vangelo, che non abolisce, ma anzi assume, perfeziona e santifica la stessa attivit\u00e0 sub-creativa:<\/p>\n\n\n\n<p> \u00abavvicinando da questo versante la Storia Cristiana, ho avuto da gran tempo la sensazione (una gioiosa sensazione) che Dio abbia redento i suoi esseri corrotti e creatori, gli uomini, in un modo che si adatta a questo [l\u2019eucatastrofe] e ad altri aspetti della loro singolare natura. [\u2026] Il desiderio e l\u2019aspirazione della subcreazione sono stati elevati sino al compimento della Creazione. La Nascita di Cristo \u00e8 l\u2019eucatastrofe delle storia dell\u2019Uomo. La Resurrezione \u00e8 l\u2019eucatastrofe della storia dell\u2019Incarnazione. [\u2026] L\u2019Evangelium non ha abrogato le leggende; le ha santificate, specialmente nel \u201clieto fine\u201d\u00bb[100].<\/p>\n\n\n\n<p>5.1.2. Beowulf: i mostri e i critici<\/p>\n\n\n\n<p>A) Piano naturale del Beowulf<br><\/p>\n\n\n\n<p>In questo magistrale saggio del 1936 Tolkien esamina il poema Beowulf nel quale egli vede innanzitutto il \u00abtentativo di dipingere gli antichi tempi precristiani, con l\u2019intenzione di enfatizzare la loro nobilt\u00e0, e con il desiderio dei buoni per la verit\u00e0\u00bb [101]. L\u2019autore del poema \u00ablungi da essere un confuso semi pagano [\u2026] in primo luogo apport\u00f2 al suo compito una conoscenza della poesia cristiana [\u2026] in secondo luogo, il poeta apport\u00f2 al suo compito una considerevole conoscenza nelle tradizioni e nelle ballate autoctone\u00bb [102].<\/p>\n\n\n\n<p>Il piano in cui si svolge l\u2019azione del poema, tuttavia, se non \u00e8 quello cristiano, non \u00e8 nemmeno quello di un paganesimo storicamente esistito perch\u00e9 \u00abse l\u2019elemento specificamente cristiano venne soppresso, lo furono anche gli antichi dei\u00bb [103]. Per Tolkien infatti il vero tema del <em>Beowulf <\/em>\u00e8 l\u2019uomo <em>sic et simpliciter<\/em>, la cui <em>natura <\/em>prescinde dalle diverse determinazioni storiche:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abBeowulf \u00e8 un uomo e questa, per lui e per molti altri, \u00e8 gi\u00e0 una tragedia sufficiente. [\u2026] [Il poema] getta uno sguardo nel cosmo, e si muove col pensiero di tutti gli uomini, il pensiero concernente il destino della vita e degli sforzi umani; sta dentro le insignificanti guerre dei principi, ma \u00e8 anche sopra di esse, e supera i dati e i limiti del suo periodo storico\u00bb[104].<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo quindi dire che se si esamina il poema dal punto di vista interno (4.a\u2019), si vedr\u00e0 che esso si svolge su un piano essenzialmente naturale (4.b\u2019), in cui l\u2019\u201coggetto\u201d di studio \u00e8 l\u2019uomo naturaliter sumptum e non il santo cristiano (4 (1)).<\/p>\n\n\n\n<p>B) Continuit\u00e0 e armonia tra paganesimo e Rivelazione Cristiana<br><\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, per Tolkien questo grandioso sforzo poetico va essenzialmente inquadrato all\u2019interno di una prospettiva che tematizza la grande continuit\u00e0 tra cultura pagana\/naturale e cristiana\/soprannaturale. Tolkien infatti apre il suo saggio critico con una celebre allegoria con la quale egli mette in luce i limiti della critica beowulfiana, tendente a distruggere l\u2019unit\u00e0 del poema (una torre, dalla quale il poeta cristiano riusc\u00ec a vedere il mare) per scoprire le fonti pagane dal quale esso nasce (le pietre usate per costruirla; cf. la metafora<br>della minestra e delle ossa (2.C)). L\u2019immagine ci ricorda Bernardo di Chartres quando afferma che \u00absiamo nani sulle spalle di giganti\u00bb[105], riassumendo cos\u00ec una filosofia della cultura in cui il paganesimo \u00e8 visto in armonia con la rivelazione Cristiana. Per Tolkien infatti <\/p>\n\n\n\n<p>\u00abil poema era (in una certa direzione) ispirato da un dibattito che si protraeva da lungo tempo e sarebbe continuato in seguito, e che fu uno dei principali contributi alla controversia: dobbiamo o no abbandonare alla perdizione i nostri antenati? Che vantaggio avr\u00e0 la posterit\u00e0 a leggere la battaglia di Ettore? Quid Hinieldus cum Christo? [che ha a che fare Ingeld con Cristo?]\u00bb[106]. <\/p>\n\n\n\n<p>La frase latina \u00e8 di Alcuino, monaco inglese del secolo VIII, il quale viet\u00f2 ai suoi confratelli di ascoltare storie pagane; Ingeldus \u00e8 un personaggio minore di Beowulf, figlio di Froda, che secondo Saxo Grammaticus e Snorri Sturlson fu un benevolo re contemporaneo di Cristo, che odiava la guerra [107].<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019atteggiamento di Alcuino fu comunque minoritario nella storia della cultura cattolica (6). E proprio questo \u00e8 l\u2019atteggiamento che ha secondo Tolkien il poeta del Beowulf che egli tanto ammira.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab[Egli] illustr\u00f2 il valore permanente di quella pietas che fa tesoro delle memorie degli sforzi dell\u2019uomo nell\u2019oscuro passato, uomo caduto e non ancora salvato, disgraziato e non detronizzato\u00bb [108]. \u00ab[\u2026] \u00e8 il poeta stesso che ha reso cos\u00ec attraente l\u2019antichit\u00e0. In conseguenza di ci\u00f2, il poema ha un maggior valore, e costituisce per il pensiero dell\u2019Alto Medioevo un contributo pi\u00f9 grande della rigida e intollerante concezione che consegnava tutti gli eroi al diavolo\u00bb [109].<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 del tutto chiaro, anche dal tono \u201cappassionato\u201d di queste frasi, quanto Tolkien condividesse e apprezzasse questo atteggiamento, il quale pur tenendo ferma la propria fede cristiana, riusc\u00ec a valorizzare alcuni aspetti della cultura nordica, che non \u00e8 pi\u00f9 vista come antitetica al messaggio Evangelico ma in completa armonia (4 (2)):<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIo mi interesso di quel tempo di fusione [tra paganesimo nordico e cristianesimo] solo in quanto esso pu\u00f2 aiutarci a comprendere il poema. [\u2026] In Inghilterra questa immaginazione [pagana] entr\u00f2 in contatto con il cristianesimo e le scritture. Il processo di \u201cconversione\u201d fu lungo, ma alcuni dei suoi effetti furono indubbiamente immediati: un mutamento alchemico (che alla fine produsse il mondo medievale) stava compiendosi\u00bb[110].<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, se si considera il poema dal punto di vista esterno (4, a\u2019\u2019), si vedr\u00e0 che esso si trova in grande armonia (4 (2)) con il piano soprannaturale delle Rivelazione (4.b\u2019\u2019), come ben dimostra il ruolo centrale dei mostri, i nemici dell\u2019uomo che diventeranno poi i nemici anche del Signore visto che in \u00abquesto punto la nuova Scrittura e la vecchia tradizione si toccarono e presero fuoco. [\u2026] L\u2019uomo straniero in un mondo ostile, impegnato in una lotta che non pu\u00f2 vincere sinch\u00e9 il modo durer\u00e0, viene assicurato che i suoi nemici [i mostri] sono anche nemici del Signore\u00bb [111].<\/p>\n\n\n\n<p>5.1.3. Da Beorhtnoth a Galvano: la santificazione dell\u2019etica pagana<\/p>\n\n\n\n<p>A) Autocritica interna dell\u2019etica pagana e sua armonia con la Rivelazione<\/p>\n\n\n\n<p>Per Tolkien una delle conquiste \u201cetiche\u201d pi\u00f9 importanti della cultura pagana nordica \u00e8 sicuramente la teoria del coraggio, gi\u00e0 presente nel Beowulf, ma che viene dettagliatamente esaminata ne Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm [112], scritto da Tolkien all\u2019inizio degli anni \u201930, e pubblicato solo nel 1953 sulla rivista accademica Essays and Studies. Si tratta di un testo molto particolare, suddiviso in tre parti: un\u2019introduzione, un poema in versi allitterativi come epilogo della Battaglia di Maldon \u2013 poema anglosassone del secolo XI in cui si narra come Beorhtnoth, duca di Essex, rinunci\u00f2 a una posizione tattica di favore per affrontare i Vichinghi sul medesimo terreno, subendo una sconfitta facilmente evitabile \u2013 e una dissertazione sul termine antico-inglese \u201cfermo\u201d. Nel testo Tolkien propone una sua interpretazione del poema molto differente da quella pi\u00f9 diffusa che lo considera \u00abla pi\u00f9 bella espressione dello spirito eroico nordico, norreno o inglese che sia: la pi\u00f9 limpida affermazione del principio della resistenza a oltranza al servizio di una indomabile volont\u00e0\u00bb [113]. Tolkien per\u00f2 trova questa lettura troppo \u201csemplicistica\u201d, perch\u00e9 per lui questo \u201cspirito eroico nordico\u201d non si trova mai allo stato puro: \u00e8 sempre una lega d\u2019oro e di un metallo meno nobile.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00aba) Allo stato puro, indurrebbe un uomo ad affrontare intrepidamente, se necessario, persino la morte: e cio\u00e8 quando la morte potrebbe contribuire al raggiungimento di una meta, oppure quando ci si possa garantire la vita soltanto a patto di negare la causa per cui ci si batte. Un comportamento del genere era ritenuto degno di ammirazione, eppure<\/p>\n\n\n\n<p>b) mai era del tutto assente il metallo meno nobile, costituito dal buon nome personale. [\u2026] Ma quest\u2019elemento d\u2019orgoglio, sotto forma di aspirazione a onore e gloria, in vita e dopo la morte, tende a dilatarsi, a divenire un movente fondamentale, inducendo chi lo fa proprio, al di l\u00e0 della mera necessit\u00e0 eroica, all\u2019eccesso cavalleresco, indubbiamente tale, anche se approvato dall\u2019opinione coeva, qualora non solo trascenda la necessit\u00e0 e il dovere, ma con essi addirittura interferisca\u00bb [114].<\/p>\n\n\n\n<p>Per Tolkien quindi il metallo meno nobile, ovvero l\u2019orgoglio personale, pu\u00f2 anche collidere e intaccare il nucleo dorato di questa visione etica che risiede la volont\u00e0, indomita fino alla morte, di raggiungere una meta che si reputa superiore a ogni altro \u201cvalore\u201d. Per questo egli vede il \u201cnucleo essenziale\u201d del poema nelle righe 89-90, che secondo lui esprimono proprio questa consapevolezza: \u00abAllora il conte nel suo smisurato orgoglio [<em>ofermod<\/em>]\/in effetti cedette terreno al nemico come non avrebbe dovuto fare\u00bb [115].<\/p>\n\n\n\n<p>Tolkien qui, andando contro a una solida tradizione filologica, traduce \u201cofermod\u201d con \u201corgoglio smisurato\u201d (overmastering pride) anzich\u00e9 con l\u2019usuale \u201coverboldness\u201d (temerariet\u00e0, audacia), proprio per mostrare come gi\u00e0 all\u2019interno del poema si pu\u00f2 trovare una critica alle possibili degenerazioni etiche cui pu\u00f2 portare l\u2019enfasi sul metallo meno nobile. Come afferma Shippey: \u00abnel suo lavoro Tolkien stava cercando di conciliare la mentalit\u00e0 cristiana e quella eroica e gli sarebbe piaciuto molto percepire che i suoi antenati in passato avevano cercato di fare la stessa cosa\u00bb [116].<\/p>\n\n\n\n<p>Con questo fondamentale scritto tolkieniano, ci troviamo quindi dinanzi una rivalutazione critica dell\u2019etica pagana nordica la quale, pur \u201cnata\u201d su un piano meramente naturale (4 (1)), ovvero all\u2019infuori del contesto cristiano, viene vista capace di auto-critica interna (limiti dell\u2019ofermod) e, nella sua \u201clega d\u2019oro\u201d, in grande armonia con il cristianesimo (4 (2)) [117].<\/p>\n\n\n\n<p>B) Differenza e armonia tra etica nordica e cristiana<\/p>\n\n\n\n<p>Tolkien vede il medesimo tema della critica allo \u201csmisurato orgoglio\u201d anche nel poema inglese del XIV secolo Galvano e il Cavaliere Verde, in cui re Art\u00f9 accetta per ofermod una sfida rischiosissima ricevendo le critiche del poeta. Il fedele Galvano per\u00f2 si offre per andare al posto del suo sovrano, salvando cos\u00ec il regno dalla perdita del proprio Re. Tolkien tuttavia vedr\u00e0 nelle sue successive peripezie \u2013 specie nell\u2019aver accettato per cavalleria una cintura da parte di una misteriosa dama \u2013 una meditazione da parte del poeta circa la subordinazione dell\u2019etica cavalleresca a quella pi\u00f9 marcatamente cristiana [118].<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in questa interpretazione si vede come sia centrale in Tolkien la relazione tra paganesimo e cristianit\u00e0, cavalleria\/onore e bene superiore, per quanto in questa tarda opera, scritta in un contesto ormai pienamente cristiano, si sottolinei soprattutto la differenza e subordinazione tra i due piani\/codici<br>(4.b\u2019\/b\u2019\u2019). <\/p>\n\n\n\n<p>Resta il fatto che proprio la vicinanza tra spirito nordico \u201cpuro\u201d e rivelazione possa spiegare in parte la velocissima conversione dei popoli germanici al cristianesimo [119], e che per Tolkien questa cultura germanica del coraggio non \u00e8 stata abrogata dal cristianesimo, che anzi in grande armonia ne ha assimilato l\u2019essenza autentica, ovvero il rimanere indomiti anche di fronte alla storia come lunga sconfitta120: \u00abda nessun\u2019altra parte [questo spirito nordico] era pi\u00f9 nobile che in Inghilterra, n\u00e9 pi\u00f9 presto santificato e cristianizzato\u00bb [121]. Non pu\u00f2 quindi stupire, n\u00e9 pu\u00f2 esser frainteso, il fatto che Tolkien si definisca<br>un pagano convertito [122].<\/p>\n\n\n\n<p>5.2. Paganit\u00e0 e armonia con Cristianesimo dell\u2019universo tolkieniano<\/p>\n\n\n\n<p>Queste enunciazioni generali di inequivocabile armonia tra cultura pagana e cristiana sono poi di fatto realizzate da Tolkien anche all\u2019interno del suo Mondo Secondario. Non potendo qui esaminare tutta l\u2019opera123, mi limiter\u00f2 a indicare come in alcuni elementi portanti si ritrovi proprio questo duplice piano di una paganicit\u00e0 naturale, ma in armonia col piano soprannaturale della Rivelazione:<\/p>\n\n\n\n<p>A) La Teologia del Legendarium riconosce un triplice ordine gerarchico di esseri intelligenti: Eru (l\u2019Uno che crea grazie al un misterioso Fuoco segreto), entit\u00e0 spirituali (Ainur, Valar, Maiar) e essere incarnati (Elfi e Uomini in primis). Una simile tripartizione non ha tuttavia nulla di esplicitamente cristiano, visto che gi\u00e0 era stata intuita dalla filosofia greca. Anzi, alcuni elementi sono radicalmente diversi dalla teologia cristiana: si pensi al fatto che alcuni Maiar si assumono un corpo e hanno figli con gli elfi (Melian con Thingol) o che il mondo viene creato da Eru gi\u00e0 contaminato dal peccato (cf. 2.D). Per questo va detto che la teologia del Legendarium \u00e8 essenzialmente pagana. Tuttavia, tale prospettiva \u00e8 nella sostanza in armonia con il messaggio cristiano, che afferma una simile gerarchia (Dio\/Angeli\/Uomini) e completa alcuni contenuti della medesima (il Fuoco Segreto pu\u00f2 essere paragonato allo Spirito Santo).<\/p>\n\n\n\n<p>B) Per quel che concerne la Filosofia della Storia, quella del Legendarium \u00e8 indubbiamente pessimistica: all\u2019inizio vi sono della drammatiche cadute di Valar, Elfi e Uomini e man mano che passa il tempo la luce iniziale si frammenta e si indebolisce sempre di pi\u00f9. L\u2019escatologia poi non \u00e8 molto chiara: si accenna a una prospettiva positiva in cui il mondo sar\u00e0 risanato e si dice solo che dopo la morte per l\u2019uomo c\u2019\u00e8 qualcosa \u00abpi\u00f9 dei ricordi\u00bb [124]. La prospettiva che guida i protagonisti dei racconti \u00e8 quindi essenzialmente pagana perch\u00e9 del tutto intramondana e non orientata alla Vita Eterna propria della Rivelazione. Tuttavia queste idee risultano in armonia con il Cristianesimo visto che la resurrezione futura in un mondo nuovo e i cosiddetti novissimi perfezionano mirabilmente le \u201cintuizioni\u201d rintracciabili nel Legendarium.<\/p>\n\n\n\n<p>C) Infine l\u2019Etica all\u2019interno del quale si muovo i protagonisti delle opere tolkieniane \u00e8 completamente diversa dalle ragioni che muovono l\u2019eroe cristiano (il santo o il martire [125]), che sono essenzialmente l\u2019amore per un Dio trascendente cui ci si vuole riunire (\u201cmuoio perch\u00e9 non muoio\u201d, diceva S. Teresa d\u2019Avila) e il desiderio di testimoniare col sacrificio di s\u00e9 la propria Fede. Per questa assenza di riferimenti espliciti al piano superiore della Grazia, possiamo dunque dire che gli eroi del Legendarium sono essenzialmente pagani. Tuttavia questi realizzano la parte pi\u00f9 nobile dello spirito nordico del coraggio [cf. 5.1.3] tanto che \u00e8 anacronisticamente definito \u201cpagano\u201d il comportamento di Denethor che per <em>ofermod <\/em>preferisce il suicidio alla perdita dell\u2019onore in battaglia [126]. Ben altro \u00e8 il comportamento di Gandalf che, diversamente da Beorhtnoth, non lascia passare sul ponte il Balrog a Moria, o dei Rohirrim che cavalcano indomiti anche dopo aver constatato la morte di Theoden. Per questo gli eroi pagani della Terra di mezzo<em> sono in grande armonia<\/em> con lo spirito di sacrificio proprio del <em>martire cristiano<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>6 Cultura cattolica e opera tolkieniana<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questa sezione conclusiva \u00e8 dedicata alla \u201cdimostrazione\u201d del terzo enunciato della sintesi proposta (4 (3)), che riguarda il senso \u201cautentico\u201d della fondamentale cattolicit\u00e0 dell\u2019<em>opus<\/em> tolkieniano.<\/p>\n\n\n\n<p>6.1. Chiarificazione del termine \u201ccattolico\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Volendo dare del cattolicesimo una definizione culturale (ovvero che prescinde dalla fede individuale del singolo lettore, ma che si basa unicamente sulle fonti storiche) si pu\u00f2 dire che questa interpretazione del cristianesimo si caratterizza per l\u2019aver sempre affermato la differenza tra piano naturale e soprannaturale e la loro reciproca armonia. In questa prospettiva l\u2019uomo pagano, ovvero \u201cfuori\u201d dalla Rivelazione [cfr. 1], acquista una enorme dignit\u00e0, visto che si ritiene abbia delle capacit\u00e0 naturali che gli permettono di accedere, seppur parzialmente, a quella Verit\u00e0 e a quella Bellezza che sono completamente contenute nella Rivelazione Cristiana. La storia del Cattolicesimo del resto conserva nell\u2019arte [127] e nella liturgia buona parte della cultura classica [128] e nordica [129], e realizza di fatto questa assimilazione del paganesimo [130]. Tolkien ne era perfettamente consapevole, tanto che inizi\u00f2 a scrivere una storia della Chiesa in Inghilterra (<em>Church in Ancient England<\/em>). Si tratta di una serie di manoscritti ancora inediti e da me personalmente esaminati alla Bodleian Library di Oxford, in cui Tolkien sottolinea come tra VII e inizio XI secolo si realizz\u00f2 in Inghilterra una fusione tra cultura pagana, romana e cristiana, che port\u00f2 poi i missionari inglesi a convertire le popolazioni continentali. Per Tolkien infatti \u00able missioni continentali [sono] una delle maggiori glorie dell\u2019Antica Inghilterra e uno dei nostri maggiori servigi resi all\u2019Europa in tutta la nostra storia\u00bb [131]. <\/p>\n\n\n\n<p>Il fondamento di questa prospettiva armonica si trova gi\u00e0 nell\u2019Antico Testamento, in cui ci sono figure che possono essere definite \u201csanti pagani\u201d, perch\u00e9 sono dei \u201cgiusti\u201d che per\u00f2 non hanno ancora ricevuto la rivelazione (Abele, No\u00e9, Melchisedek, la Regina di Saba [132]). Nei libri di Giona e di Giobbe, peraltro almeno parzialmente tradotti da Tolkien per la Bibbia di Gerusalemme Inglese [133], il tema \u00e8 proprio quello della salvezza della citt\u00e0 pagana di Ninive e della santificazione di un pagano attraverso innumerevoli prove.  <\/p>\n\n\n\n<p>Nel Nuovo Testamento si afferma ancor pi\u00f9 chiaramente la salvezza per tutti gli uomini (cf. la discesa di Ges\u00f9 negli inferi per salvare coloro morti prima della sua incarnazione [134]). San Paolo stesso afferma la possibilit\u00e0 da parte della ragione naturale dell\u2019uomo di conoscere l\u2019esistenza di Dio [135] e la sua Provvidenza [136] senza necessit\u00e0 di una Rivelazione esplicita, e con questo spirito si reca all\u2019Areopago riuscendo a convertire alcuni filosofi [137].<\/p>\n\n\n\n<p>I padri della Chiesa hanno poi accolto fin da subito alcune conquiste della cultura pagana: da Giustino [138] a Clemente Alessandrino [139], da Eusebio di Cesarea [140] ad Agostino d\u2019Ippona [141]. Lo si vede in particolare nella valutazione positiva che essi hanno dato della cultura antica: l\u2019idea di praeparatio evangelii [142], il ritenere la salvezza accessibile anche ai pagani virtuosi [143] e l\u2019uso delle categorie filosofiche greche per comprendere il contenuto della Scrittura [144], non sono che \u201cconseguenze\u201d dell\u2019armonia tra natura e grazia, ragione e fede. <\/p>\n\n\n\n<p>Per Tommaso d\u2019Aquino, secondo cui <em>gratia non tollit naturam, sed perficit<\/em> [145], ci offre la pi\u00f9 chiara distinzione tra i diversi ordini all\u2019interno di un\u2019unica Verit\u00e0, cosicch\u00e9 alcune verit\u00e0 che la ragione naturale pu\u00f2 afferrare quali l\u2019esistenza e provvidenza di Dio, divengono preamboli e presupposti al perfezionamento da parte della fede, che contiene verit\u00e0 inaccessibili alla sola ragione (come la Trinit\u00e0 e Unit\u00e0 di Dio) [146]. Ci\u00f2 stabilito, egli ritiene possibile la salvezza anche per quei pagani che hanno seguito i principi razionali ed etici radicati nella natura umana, considerandoli appartenenti \u201cin potenza\u201d alla Chiesa [147] ed aventi, quanto a contenuto, la medesima fede [148]; tra questi annovera i patriarchi pre-abramitici Elia e Enoch [149], le Sibille [150] e Traiano. Quest\u2019ultimo, secondo un\u2019antica leggenda \u2013 che da S. Gregorio Magno giunge fino al Policraticus di Giovanni di Salisbury \u2013 per la sua virt\u00f9 venne salvato (nonostante fosse stato persecutore dei cristiani) tramite risurrezione e seguente battesimo [151]. Anche Dante riprende la leggenda [152]; inoltre pone nel suo Paradiso altri illustri pagani come Rifeo che salv\u00f2 Enea sacrificando la propria vita [153], e colloca nel Limbo i maggiori poeti e filosofi dell\u2019antichit\u00e0 [154]. Queste tematiche erano ben note a Tolkien, critico esplicito di Alcuino (5.1.2) e che di certo conosceva la storia di S. Erkenbrand, poema anglosassone che riprende nella sostanza la leggenda di Traiano: ho infatti scoperto assieme a Thomas Honegger che Tolkien possedeva un testo [155] contenente questa leggenda, attribuita al medesimo autore di Pearl.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche in seguito la salvezza degli infedeli \u00e8 sempre stata considerata possibile all\u2019interno della teologia cattolica:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa dannazione di tutti i pagani che non hanno mai sentito parlare di Ges\u00f9 Cristo non \u00e8 mai stata una dottrina cattolica [\u2026]. A chi fa il possibile, Dio non rifiuta la grazia; questo principio, che i Protestanti hanno rimproverato alla Scolastica, [\u2026], \u00e8 stato applicato dalla teologia cattolica a beneficio degli infedeli\u00bb [156].<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab[\u2026] Solo quelli che sono colpevolmente fuori dalla Chiesa Cattolica sarebbero esclusi dalla salvezza, [ma] il Vaticano II presuppone l\u2019assenza della colpevolezza [\u2026] quindi dobbiamo concludere che possono essere salvati. E questo si applica alla maggior parte delle genti che non hanno n\u00e9 la fede Cristiana n\u00e9 il Battesimo\u00bb[157].<\/p>\n\n\n\n<p>La \u201ccattolicit\u00e0\u201d della tesi che sostiene l\u2019armonia natura\/grazia e ragione\/fede \u00e8 stata infine ribadita dalla teologia del XX secolo [158] fino al Concilio Vaticano II [159] e oltre [160], con quella continuit\u00e0 di insegnamento tipico della cultura cattolica del quale Tolkien doveva essere ben consapevole, visto che fu educato in un collegio fondato da John Henry Newmann, autore della celebre opera Lo Sviluppo della dottrina cristiana, dedicata proprio a questi temi e che condusse il futuro cardinale ad abbracciare la fede cattolica.<\/p>\n\n\n\n<p>6.2. L\u2019opera di Tolkien come espressione di una mentalit\u00e0 cattolica<\/p>\n\n\n\n<p>Ritornando a Tolkien, siamo ora in grado argomentare meglio il senso della \u201ccattolicit\u00e0\u201d della sua opera, affermata nella terza proposizione del nostro approccio (4 (3)). Si \u00e8 infatti visto come egli usi nel suo lavoro (sia critico (5.1) che narrativo (5.2)) quei principi di distinzione e armonia di piani (4) che gli permettono di valorizzare l\u2019uomo pagano <em>naturaliter sumptum<\/em> senza contraddire la Rivelazione, principi che caratterizzano anche l\u2019interpretazione cattolica del messaggio Cristiano (6.1).<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi, poich\u00e9 i medesimi principi che Tolkien usa sono anche l\u2019essenza culturale del cattolicesimo, da sempre teso ad assimilare anzich\u00e9 rifiutare le conquiste dell\u2019uomo naturaliter sumputm all\u2019interno di una prospettiva Rivelata (6.1), si pu\u00f2 dire che l\u2019opera di Tolkien \u00e8 espressione di una cultura autenticamente cattolica [4 (3)]. Proprio in questo, a nostro avviso, risiede il vero senso della citatissima lettera n. 142, in cui Tolkien afferma che la sua \u00e8 un\u2019opera \u201cfondamentalmente religiosa e cattolica\u201d. Essa lo \u00e8 non perch\u00e9 contiene (infondati) rimandi a figure evangeliche, bens\u00ec perch\u00e9 paradossalmente non \u00e8 esplicitamente cristiana, ma ambientata in un contesto pagano in cui viene tematizzata l\u2019universale condizione umana, in una prospettiva che tuttavia si presenta in grande armonia con i contenuti della Rivelazione Biblica.<\/p>\n\n\n\n<p>7 Conclusione<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, dopo aver esaminato le posizioni contrarie (2-3) e aver enunciato (4) e argomentato la nostra tesi sintetica (5-6), possiamo affermare che la presente prospettiva rende ragione dell\u2019intero opus tolkieniano (5-6), evitando tutte le limitazioni della letture sopra esaminate, infatti:<\/p>\n\n\n\n<p><em>A) In risposta ai limiti delle interpretazioni esplicitamente cristiane<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>1) non viola il \u201crasoio di Tolkien\u201d, ma anzi si lo \u201cusa\u201d con grande coerenza tanto da affermare con vigore la paganicit\u00e0 del mondo tolkieniano;<br>2) non confonde applicazione\/allegoria\/interpretazione, perch\u00e9 non ha l\u2019esigenza di trovare diretti riferimenti al Cristianesimo all\u2019interno dei racconti tolkieniani;<br>3) similmente, non ha la necessit\u00e0 di confondere una fonte con una rappresentazione;<br>4) n\u00e9 si vede costretta a ignorare le differenze tra Legendarium e Rivelazione, ma anzi le esige, visto il piano naturale\/pagano e non soprannaturale su cui si svolge la storia della Terra di mezzo.<\/p>\n\n\n\n<p>B) In risposta alle limitazioni riscontrate nelle letture pagane, questo approccio<\/p>\n\n\n\n<p>1) non ignora i testi in cui emerge il nesso tra Legendarium e Cristianesimo, e li spiega alla luce dell\u2019armonia tra questi universi, posti s\u00ec su diversi piani, ma senza alcuna antitesi reciproca;<br>2) evita l\u2019applicazione di simbolismi estrinseci al testo tolkieniano, che viene approcciato prima di tutto da un punto di vista interno;<br>3) spiega la diversit\u00e0 tra il paganesimo tolkieniano, posto su un piano di Natura \u2013 e quindi astorico \u2013 e le sue pi\u00f9 note forme storiche;<br>4) non deduce da differenze parziali delle contraddizioni totali, perch\u00e9 la differenza armonica tra Legendarium e Rivelazione diviene una principio cardine di questo approccio.<\/p>\n\n\n\n<p>Con questo saggio spero cos\u00ec di aver contributo a mostrare la profondit\u00e0 teologica dell\u2019opera di Tolkien, la quale non \u00e8 stata scritta n\u00e9 per una singola nazione (l\u2019Inghilterra) n\u00e9 per una specifica religione (Cristiana o Pagana che sia), ma che, essendo espressione di una mentalit\u00e0 autenticamente cattolica, tende a magnificare \u201ctutta l\u2019umanit\u00e0\u201d [161], capace di intravedere con le sue capacit\u00e0 naturali che oltre i confini del Mondo c\u2019\u00e8 qualcosa \u00abpi\u00f9 dei ricordi\u00bb [162]<\/p>\n\n\n\n<p><em>Note<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>[1] Lettere n.153 (rimandiamo qui al solo numero delle lettere, raccolte in J.R.R. Tolkien, La Realt\u00e0 in trasparenza, Bompiani, Milano 2002). <\/p>\n\n\n\n<p>[2] \u00c8 quanto emerso nel convegno internazionale \u201cTolkien e la Filosofia\u201d organizzato nel 2010 a Modena dall\u2019Istituto Filosofico di Studi Tomistici e l\u2019Associazione Romana di Studi Tolkieniani, e i cui atti sono ora disponibili: R. Arduini &#8211; C.A.Testi (edd.), Tolkien e la filosofia, Marietti 1820, Milano 2011. <\/p>\n\n\n\n<p>[3] Per una panoramica esaustiva sulla critica legata a questi temi si veda la prefazione di P. Kerry al volume The Ring and the Cross, Dickinson U.P., Maryland 2011 (nella quale vengono citati pi\u00f9 di 200 contributi) e l\u2019articolo di T. Fornet-Ponse, \u201cThe Lord of the Rings is of Course a Fundamentally Religious and Catholic Work\u201d: Tolkien zwischen christlicher Instrumentalisierung und theologischer Rezeption, in Hither Shore 1 (2004) 53-70. <\/p>\n\n\n\n<p>[4] Purtroppo in Italia il dibattito critico su Tolkien ha fin dalla sua origine avuto un carattere soprattutto politico, in cui il problema era determinare se Tolkien fosse autore di destra o meno (si veda su questo: G. De Turris, Il caso Tolkien, in M. Polia &#8211; G. De Turris &#8211; A. Morganti &#8211; T. Bologna, Tolkien Creatore di Mondi, Il Cerchio, Rimini 1992, 7-28; L. Del Corso &#8211; P. Pecere, L\u2019Anello che non tiene, Minimum fax, Roma 2003; A. Mingardi &#8211; C. Stagnaro, La Verit\u00e0 su Tolkien, Liberal Edizioni, Roma 2004). <\/p>\n\n\n\n<p>[5] Si veda ad esempio: E. Passaro &#8211; M. Respinti, Paganesimo e Cristianesimo in Tolkien, Il Mino-<br>tauro, Roma 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>[6] Cf. A. Monda &#8211; Wu Ming 4, Tolkien pensatore cattolico?, in R. Arduini &#8211; C.A. Testi (edd.), Tolkien e la filosofia, 80-123. <\/p>\n\n\n\n<p>[7] Il Giornale, 27 Settembre 2011, 28. <\/p>\n\n\n\n<p>[8] Che questi fosse un devoto cattolico lo attesta banalmente la sua biografia: egli si professava apertamente \u00abCattolico Romano\u00bb (Lettere n. 195 e n. 213), particolarmente devoto a Maria (ivi, n. 142), considerava sua madre una martire della fede (ivi, n. 142 e n. 267), consigliava di comunicarsi tutti i giorni (ivi, n. 250), credeva all\u2019Angelo Custode (ivi, n. 54 e n. 89), considerava i liberi costumi sessuali di allora un segno del dilagare della concupiscenza (ivi, n. 43), vedeva nel matrimonio anche una mortificazione degli istinti sessuali (ivi, n. 43), era contrario alle leggi sul divorzio (ivi, 49), andava in pellegrinaggio in luoghi di culto come Lourdes (ivi, n. 89), amava la Messa in latino tanto che continu\u00f2 a recitare le invocazioni in latino anche dopo la riforma del Concilio Vaticano II (cf. S. Tolkien, Intervista a Simon Tolkien, in Mallorn 50 [2010] 42-45). <\/p>\n\n\n\n<p>[9] J. Danielou, I santi pagani nell\u2019Antico Testamento, Queriniana, Brescia, 1988, 14 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[10] Gli Ebrei non sono mai stati equiparati ai pagani (U. Tworuschka, art. Pagani, in Dizionario comparato delle religioni monoteistiche, Piemme, Casale Monferrato 1998, 517-519, 517), e gi\u00e0 nel sec. XIII Tommaso d\u2019Aquino non considerava i Musulmani dei \u201cpagani\u201d (cf. Summa Contra Gentiles, lib. I., cap. 2, n. 4; De rationibus fidei, c. 7) per quanto solo dal sec. XVI questa distinzione diventer\u00e0 di uso comune (U. Tworuschka, Pagani, 517-518; H. Maurier, Pagnesimo, in P. Poupard (edd.), Grande dizionario delle religioni, Piemme, Casale Monferrato 2000, 1569-1572).<\/p>\n\n\n\n<p>[11] Ivi, 15s. <\/p>\n\n\n\n<p>[12] Cf. J. Pearce, Tolkien. L\u2019Uomo e il Mito, Marietti 1820, Milano 2010. <\/p>\n\n\n\n<p>[13] Cf. S. Caldecott, Il Fuoco segreto, Lindau, Milano 2009. <\/p>\n\n\n\n<p>[14] Cf. P.J. Kreeft, The Philosophy of Tolkien, Ignatius Press, San Francisco 2005. <\/p>\n\n\n\n<p>[15] Cf. J. West Jr., Celebrating Middle-earth, Inklings Books, Seattle 2002. <\/p>\n\n\n\n<p>[16] Cf. R. Wood, The Gospel according to Tolkien, John Knox Press, London 2003; Id., J.R.R. Tolkien: His sorrowful vision of Joy, in D. Hein &#8211; E. Henderson (eds.), C.S. Lewis and Friends, SPCK, London 2011, 117-134. <\/p>\n\n\n\n<p>[17] Cf. N. Ag\u00f8y, The Christian Tolkien: a response to Ronald Hutton, in P. Kerry (ed.), The Ring, 71-89; Id. Fall and Man Mortality, in Arda Special 1, The Arda Society, Oslo 1997, 16-27. <\/p>\n\n\n\n<p>[18] Cf. G. Sommavilla, Peripezie dell\u2019epica contemporanea, Jaca Book, Milano 1983, 456.<\/p>\n\n\n\n<p>[19] Cf. A. Monda, L\u2019anello e la Croce, Rubettino, Saveria Mamelli 2008. Sulla stessa linea inter-<br>pretava ricordiamo anche: G. Bertani, Le radici profonde. Tolkien e le Sacre Scritture, Il Cerchio, Citt\u00e0 di Castello 2011. Naturalmente ci sono molti altri qualificati studiosi italiani tolkieniani di \u201cispirazione<br>cattolica\u201d, le cui posizioni sono per\u00f2 pi\u00f9 \u201csfumate\u201d e quindi meno \u201cemblematiche\u201d per illustrare la lettura esplicitamente cristiana. Tra questi ricordiamo: Franco Manni (il massimo studioso italiano dell\u2019opera tol-<br>kieniana), Marco Respinti, Guglielmo Spirito, Saverio Simonelli, Edoardo Rialti e Paolo Gulisano. <\/p>\n\n\n\n<p>[20] Lettere n. 131 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[21] Ivi, n. 165 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[22] Ivi, n. 269, del 1965. <\/p>\n\n\n\n<p>[23] Ivi, n. 211 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[24] G. Sommavilla, Peripezie, 456. Anche Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro, nel loro pregevole pamphlet, considerano esplicitamente Il Signore degli Anelli un\u2019epica cristiana (A. Mingardi &#8211; C. Stagnaro, La Verit\u00e0 su Tolkien, Liberal Edizioni, Roma 2004, 133 sgg.).<\/p>\n\n\n\n<p>[25] J.R.R. Tolkien, Prefazione alla seconda edizione inglese de \u201cIl Signore degli Anelli\u201d, in Id., Il Signore degli Anelli, Bompiani, Milano 2003, 19; cf. Letttere n. 203. <\/p>\n\n\n\n<p>[26] Lettere n. 297 (traduzione mia): distinzione tra interpretazione e allusione a significati nascosti. <\/p>\n\n\n\n<p>[27] Lettere n. 165 e n. 211. <\/p>\n\n\n\n<p>[28] A. Monda &#8211; Wu Ming 4, Tolkien Pensatore Cattolico?, 89 (corsivi aggiunti).<\/p>\n\n\n\n<p>[29] Cf. A. Monda, L\u2019Anello, 116. <\/p>\n\n\n\n<p>[30] Lettere n. 181. <\/p>\n\n\n\n<p>[31] Cf. ivi, nn. 181, 191, 192. <\/p>\n\n\n\n<p>[32] Cf. ivi, n. 246. <\/p>\n\n\n\n<p>[33] J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, vol. III (libro VI, cap. IX). <\/p>\n\n\n\n<p>[34] Cf. Lettere n. 246 e n. 325. <\/p>\n\n\n\n<p>[35] Cf. ibidem. <\/p>\n\n\n\n<p>[36] Cf. J.R.R. Tolkien, Sulle Fiabe, in Id., Il Medioevo e il fantastico, Luni, Milano 2000, 189. <\/p>\n\n\n\n<p>[37] Cf. ivi, 182 <\/p>\n\n\n\n<p>[38] Cf. ivi, 192, 189 <\/p>\n\n\n\n<p>[39] J.R.R. Tolkien, Sulla Fiabe, 182; cf. Lettere n. 297.<\/p>\n\n\n\n<p>[40] Cf. ivi, 253; M. Burns, Perilious Realms, University of Toronto Press, Toronto-Buffalo-London 2005, 106 ss.; R. Hutton, The Pagan Tolkien, in P. Kerry (ed.), The Ring, 57-70, 59. <\/p>\n\n\n\n<p>[41] Cf. R. Hutton, The Pagan, 101. 42 Cf. J. Rateliff, She revisited, in J. Fischer (ed.), Tolkien and the Study of His Sources, Mc Farland, Jefferson-North Carolina-London 2011, 145-161. <\/p>\n\n\n\n<p>[43] Cf. M. Burns, Saintly and distant Mothers, in P. Kerry (ed.), The Ring, 246-258, 252-253. <\/p>\n\n\n\n<p>[44] S.Caldecott, Il Fuoco Segreto, 87. \u00abPer Tolkien Elficit\u00e0 e Cattolicesimo sono strettamente correlate. Penso che si possa individuare un \u201ccodice nascosto\u201d nel Signore degli Anelli, che si riferisce a idee e temi cattolici, come l\u2019Eucarestia e la Beata Vergine Maria\u00bb (S. Caldecott, Tolkien\u2019s Project, in Id. &#8211; T. Honegger<br>[eds.], The Lord of the Rings. Sources of inspiration, Walking Tree Publisher, Z\u00fcrich-Jena 2008, 226). <\/p>\n\n\n\n<p>[45] Lettere n. 142; cf. Lettere n. 213. <\/p>\n\n\n\n<p>[46] Cf. ivi, n. 320; cf. n. 299. <\/p>\n\n\n\n<p>[47] Cf. Lettere n. 353. <\/p>\n\n\n\n<p>[48] Cf. J.R.R. Tolkien, Racconti Incompiuti, Rusconi, Milano 1981, 316.<\/p>\n\n\n\n<p>[49] Si veda ad esempio l\u2019analisi del Silmarillion offerta da G. Sommavilla, Peripezie dell\u2019epica contemporanea, 440s. Ancor pi\u00f9 esplicito Pearce secondo il quale \u00abla teologia del Silmarillion \u00e8 di natura ortodossa, rispecchiando in larga misura gli insegnamenti del cristianesimo tradizionale. [\u2026] In realt\u00e0, lungi dal creare una nuova teologia, Tolkien semplicemente ne adott\u00f2 e adatt\u00f2 a proprio uso una antica, e questa teologia cattolica, presente esplicitamente nel Silmarillion e implicitamente nel Signore degli Anelli, \u00e8 onnipresente in entrambe\u00bb (J. Pearce, Tolkien. L\u2019Uomo e il Mito, 103). <\/p>\n\n\n\n<p>[50] G. Bertani, Le radici profonde. Tolkien e le Sacre Scritture, 43. <\/p>\n\n\n\n<p>[51] \u00abSuppongo che una differenza fra questo mito e quella che forse pu\u00f2 essere chiamata la mitologia cristiana sia la seguente. Nella seconda, la Caduta dell\u2019uomo \u00e8 successiva e una conseguenza (bench\u00e9 non una conseguenza necessaria) della Caduta degli Angeli: una ribellione di libere volont\u00e0 create, di un livello superiore agli uomini; ma non \u00e8 chiaramente stabilito (e in molte versioni non \u00e8 affatto stabilito) se questo abbia avuto influenza sul mondo e sulla sua natura: il male vi venne portato dall\u2019esterno, da Satana. In questo mito la ribellione di libere volont\u00e0 create precede la creazione del mondo (E\u00e4); ed E\u00e4 contiene gi\u00e0, introdotti in modo subcreativo, il male, la ribellione, elementi di contraddizione rispetto alla sua natura, quando viene detto \u201cE cos\u00ec sia\u201d\u00bb (Lettere n. 212 [corsivi aggiunti]).<\/p>\n\n\n\n<p>[52] Cf. C. Madsen, \u201cLight from an Invisible lamp\u201d: Natural Religion in The Lord of the Rings, in J. Chance (ed.), Tolkien and the Invention of Myth, University Press of Kentucky, Lexington 2004, 35-47; id., Eru erased: The Minimalist Cosmology of The Lord of the Rings, in P. Kerry (ed.), The Ring, 152-169. <\/p>\n\n\n\n<p>[53] Cf. R. Hutton, The Pagan, 57-70; Id., Can We Still Have a Pagan Tolkien? A Reply to Nils Ivar Ag\u00f8y, in P. Kerry (ed.), The Ring, 90-105. <\/p>\n\n\n\n<p>[54] Cf. S. Murillo, The Entwives: Investigating the Spiritual Core of The Lord of the Rings, in P. Kerry (ed.), The Ring, 106-118. <\/p>\n\n\n\n<p>[55] Cf. P. Curry, Defending Middle-earth, Harper Collins, London 1997. <\/p>\n\n\n\n<p>[56] Cf. Wu Ming 4, L\u2019Eroe Imperfetto, Bompiani, Milano 2010; Prefazione a J.R.R. Tolkien, Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, Bompiani, Milano 2010, 5-20. <\/p>\n\n\n\n<p>[57] Cf. C. Madsen, Eru erased, 163. <\/p>\n\n\n\n<p>[58] Cf. Lettere n. 89 e 181. <\/p>\n\n\n\n<p>[59] Cf. A. Lombardo, Il sentimento politeista di J.R.R. Tolkien, in G. De Turris (ed.), \u201cAlbero\u201d di Tolkien, Bompiani, Milano 2007, 99-115.<\/p>\n\n\n\n<p>[60] Cf. Lettere n. 213; cf. ivi, n. 142.<\/p>\n\n\n\n<p>[61] A. Lombardo, Il sentimento politeista di J.R.R. Tolkien, 101. <\/p>\n\n\n\n<p>[62] L\u2019Uno viene nominato esplicitamente due volte nelle appendici de Il Signore degli Anelli, ma la differenza tra Eru e i Valar \u00e8 una costante nello sviluppo del Legendarium: si vedano i primi due capitoli del volume di E. Wittingham, The Evolution of Tolkien\u2019s Mythology, McPharland, North Carolina 2007. <\/p>\n\n\n\n<p>[63] Lettere n. 131. <\/p>\n\n\n\n<p>[64] Autore di Imperialismo Pagano. Il fascismo di fronte al pericolo euro-cristiano, Edizioni Mediterranee, Roma 2004. <\/p>\n\n\n\n<p>[65] Ad esempio S. Giuliano nel suo documentato studio J.R.R. Tolkien. Tradizione modernit\u00e0 nel Signore degli Anelli, Bietti, Milano 2013, \u201cusa\u201d gli studi di Dum\u00e9zil, ma con onest\u00e0 intellettuale ricorda che non ci sono prove certe che Tolkien lo avesse letto (57). <\/p>\n\n\n\n<p>[66] G. De Turris, Prefazione a S. Giuliano, in S. Giuliano, J.R.R.Tolkien, 11 (enfasi aggiunte).<\/p>\n\n\n\n<p>[67] G. De Turris, Tolkien fra tradizione e Modernit\u00e0, in G. De Turris (ed.), \u201cAlbero\u201d di Tolkien, 136-137. <\/p>\n\n\n\n<p>[68] Cf. Lettere n. 131. <\/p>\n\n\n\n<p>[69] Ivi, n. 181 (traduzione mia). <\/p>\n\n\n\n<p>[70] Ivi, n. 131 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[71] Ivi, n. 109 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[72] Questo lo dimostrano anche le bibliografie citate per anni da questi autori, in cui mediamente pi\u00f9 del 70% dei riferimenti a studi tolkieniani sono verso chi ha un medesimo approccio simbolico. Si potr\u00e0 constatare facilmente quanto detto scorrendo questi testi: M. Polia, Omaggio a J.R.R. Tolkien, Il Cerchio, Rimini 1980; G. De Turris, Il caso Tolkien, 7-28; M. Polia, Creatore di Mondi, 29-58; T. Bologna, Tolkien e gli altri, in M. Polia &#8211; G. De Turris &#8211; A. Morganti &#8211; T. Bologna, Tolkien Creatore di Mondi, 79-100; G. De Turris, Tolkien fra tradizione e Modernit\u00e0, 133-142; S. Fusco, L\u2019uso del simbolismo tradizionale in J.R.R.Tolkien, 69-74; G. Casseri, Frodo Baggins, l\u2019eroe che non ha fallito, 183-198; G. De Turris, La Terra di mezzo, un mondo immaginario?, prefazione a P. Kocher, Il Maestro della Terrra di mezzo, Bompiani, Milano 2011, 15-41; C. Bonvecchio, Frodo o del destino dell\u2019eroe, in C. Bonvecchio (ed.), La Filosofia del Signore degli Anelli, Mimesis, Milano 2008, 23-57; G. De Turris, Il Signore degli Anelli come itinerario iniziatico, 57-70. In questi saggi vi sono circa 67 citazioni di testi critici su Tolkien (biografie escluse) di cui 48 riguardano autori presenti in questo elenco (pi\u00f9 alcuni altri a questi riconducibili), 14 sono di opere straniere e 5 di studi italiani tolkieniani di diversa ispirazione. <\/p>\n\n\n\n<p>[73] Cf. C. Bonvecchio, Frodo o del destino dell\u2019eroe, 23-57, 51s; cf. G. Casseri, Frodo Baggins, l\u2019eroe che non ha fallito, 183-198. <\/p>\n\n\n\n<p>[74] Cf. S. Najoivits, Egypt, trunk of the tree, Algora Publishing, New York 2003, vol. 1, 41. <\/p>\n\n\n\n<p>[75] Cf. Lettere n. 211. <\/p>\n\n\n\n<p>[76] Cf. E.O.G. Turville-Petre, Myth and Religion of the North, Greenwood Press Publ., Westport (CT) 1975, 251-261; P. Belloni du Chaillu, The Viking Age, Ellbron Classics, London 2005, vol. 1, 364. Anche T. Shippey (J.R.R.Tolkien. Autore del secolo, Simonelli, Brescia 2004, 198) ricorda i sacrifici umani compiuti dai Germani e attestati da Tacito (De Origine et situ Germanorum, 40.2).<\/p>\n\n\n\n<p>[77] Cf. R. Hutton, Withches, 195-200. <\/p>\n\n\n\n<p>[78] Id., The Triumph of the Moon, Oxford U.P., Oxford 1999, 390. <\/p>\n\n\n\n<p>[79] Cf. E. Passaro, Tolkien pagano, in Minas Tirith 9 (2000) 37-45.<\/p>\n\n\n\n<p>[80] Citato in A. Lombardo, Il sentimento politeista di J.R.R. Tolkien, 103. <\/p>\n\n\n\n<p>[81] Cf. R. Hutton, \u201cCan we\u2026\u201d, 96; P. Curry, Defending, 112. <\/p>\n\n\n\n<p>[82] Cf. Summa Theologiae III, q. 27, a. 2. <\/p>\n\n\n\n<p>[83] A. Monda &#8211; Wu Ming 4, Tolkien pensatore cattolico?, 92-93 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[84] Cf. ibidem.<\/p>\n\n\n\n<p>[85] Cf. l\u2019idea dei pagani virtuosi sostenuta da Shippey in varie opere (J.R.R.Tolkien: La via per la Terra di mezzo, Marietti 1820, Milano 2005, 283 sgg.) e il saggio di J. Holmes, Like heathen king, in P. Kerry (ed.), The Ring, 119-144. Questi autori, basano in gran parte la loro analisi sul concetto di <em>praeparatio evangelii<\/em>, che per\u00f2, \u201cimbrigliando\u201d il mondo tolkieniano un discorso cronologico, non pu\u00f2 coerentemente spiegare la presenza di tanti elementi assolutamente moderni nel Legendarium (la mentalit\u00e0 tecnica di Saruman, i limiti della borghesia rispecchiati dalla societ\u00e0 hobbit, l\u2019anacronistico uso di certe parole, ecc\u2026). Quello che \u00e8 centrale nella mia analisi \u00e8 invece il concetto di \u201cpiano naturale\u201d come ambiente del mondo tolkieniano, nel quale possono cos\u00ec entrare tutti i problemi dell\u2019uomo sic et simpliciter, siano questi stati posti in termini antichi o moderni, precristiani, cristiani o post-cristiani. Sul tema si veda anche l\u2019importante contributo di F. Manni, Introduzione, in T. Shippey, J.R.R. Tolkien. Autore, 7-23. In Italia anche Gulisano ha accennato al tema della praeparatio evangelii (cf. P. Gulisano, Il Mito e la Grazia, Ancora, Milano 2001, 138). <\/p>\n\n\n\n<p>[86] J. Danielou, Miti Pagani e mistero cristiano, Arkeios, Roma 1995, 9.<\/p>\n\n\n\n<p>[87] Cf. J.R.R. Tolkien, Sulle Fiabe, 194 sgg. <\/p>\n\n\n\n<p>[88] Ivi, 202 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[89] Ivi, 176 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[90] Ivi, 188 (corsivi aggiunti).<\/p>\n\n\n\n<p>[91] Ivi, 206 <\/p>\n\n\n\n<p>[92] Ivi, 213. <\/p>\n\n\n\n<p>[93] Ivi, 214. <\/p>\n\n\n\n<p>[94] Ivi, 213 <\/p>\n\n\n\n<p>[95] Ivi, 227. <\/p>\n\n\n\n<p>[96] Ivi, 197. <\/p>\n\n\n\n<p>[97] Ivi, 214.<\/p>\n\n\n\n<p>[98] Ivi, 227. <\/p>\n\n\n\n<p>[99] Cf. ivi, 225-227. <\/p>\n\n\n\n<p>[100] Ivi, 227, 229. <\/p>\n\n\n\n<p>[101] J.R.R. Tolkien, Beowulf: mostri e critici, in Id., Il Medioevo e il Fantastico, Luni, Milano 2000, 59. <\/p>\n\n\n\n<p>[102] Ivi, 58. <\/p>\n\n\n\n<p>[103] Ivi, 51.<\/p>\n\n\n\n<p>[104] Ivi, 46, 68 (corsivi aggiunti). <\/p>\n\n\n\n<p>[105] Citato in Giovanni di Salisbury, Metalogicon, III, 4. <\/p>\n\n\n\n<p>[106] Ivi, 53. <\/p>\n\n\n\n<p>[107] Cf. T. Shippey, J.R.R. Tolkien. Autore, 202s; Id., La Via, 287s.<\/p>\n\n\n\n<p>[108] Ivi, 53; cf. Sulle Fiabe e Mitopoeia in cui si usano quasi le medesime parole. <\/p>\n\n\n\n<p>[109] Ivi, 60. <\/p>\n\n\n\n<p>[110] Ivi, 48-50. <\/p>\n\n\n\n<p>[111] Ivi, 57 (corsivi aggiunti); cf. ivi, 52.<\/p>\n\n\n\n<p>[112] Cf. J.R.R. Tolkien, Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, Bompiani, Milano 2010. <\/p>\n\n\n\n<p>[113] Ivi, 58. <\/p>\n\n\n\n<p>[114] Ivi, 58 (enfasi e divisioni aggiunte).<\/p>\n\n\n\n<p>[115] Ivi, 57. <\/p>\n\n\n\n<p>[116] T. Shippey, Tolkien e il \u201cRitorno\u201d, 95. <\/p>\n\n\n\n<p>[117] Cf. ivi, 69-95; anche per L. Forest-Hill, Boromir, Byrhtnoth, and Bayard, in Tolkien Studies 5 (2008) 73-98, con la rilettura del termine \u201cofermod\u201d Tolkien cerca di conciliare paganesimo e cristianesimo. <\/p>\n\n\n\n<p>[118] Cf. J.R.R. Tolkien, Galvano e il Cavaliere Verde, in Id., Il Medioevo, 119-166.<\/p>\n\n\n\n<p>[119] Cf. T. Shyppey, The appeal for the pagan, in Id., Roots and Branches, Walking Tree, Z\u00fcrich-Jena 2007, 19-38, 28. <\/p>\n\n\n\n<p>[120] Cf. Lettere n. 77. <\/p>\n\n\n\n<p>[121] Ivi, n. 45. <\/p>\n\n\n\n<p>[122] Cf. J.R.R. Tolkien, Inglese e Gallese, in Il Medioevo, 239-282, 240. <\/p>\n\n\n\n<p>[123] Per un esame pi\u00f9 dettagliato di questi elementi cf. C.A. Testi, Tolkien\u2019s Work: is it Pagan or<br>Christian?, in Tolkien Studies 1 (2013) 1-47.<\/p>\n\n\n\n<p>[124] J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Appendice A.5, 1146. <\/p>\n\n\n\n<p>[125] Sulla differenza tra eroe cristiano e pagano si veda E. Fromm, Avere o Essere, BUR, Milano 1977, 157-160. <\/p>\n\n\n\n<p>[126] Dapprima Denethor afferma: \u00abNoi arderemo come facevano i re pagani [\u201cantichi\u201d nella traduzione italiana corrente] quando dall\u2019Ovest non era ancora giunta la prima nave\u00bb (J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, 893), poi Gandalf gli rimprovera che solo \u00abi re pagani [\u201cschiavi\u201d nella traduzione vigente] dell\u2019Oscuro Potere si comportavano nella loro empiet\u00e0 in questo modo, suicidandosi in preda all\u2019orgoglio e alla disperazione, assassinando i loro cari per facilitare la propria morte\u00bb (J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, 923). Cf. T. Shippey, J.R.R. Tolkien: La Via, 207s.; Id., J.R.R. Tolkien. Autore, 197s; W. Hammond &#8211; C. Scull, The Lord of the Rings: a reader\u2019s companion, Harper Collins, London 2005, 573.<\/p>\n\n\n\n<p>[127] Sulla continuit\u00e0 tra cultura pagana e cristiana cf. J. Danielou, Miti Pagani; P. Dronke, Imagination in the late Pagan and early Christian world, Edizioni del Galluzzo, Firenze 2003. Si vedano anche le voci Classicismo e Mitologia in Enciclopedia dell\u2019Arte Medievale dell\u2019Istituto Treccani (Roma 1997, voll. V e VIII). <\/p>\n\n\n\n<p>[128] Preservata dal crollo dell\u2019Impero Romano e trasmessa ai posteri grazie agli amanuensi benedettini. Per un orientamento sul vastissimo tema si veda G. Billanovich &#8211; C. Villa &#8211; G.C. Alessio, Tradizione classica e cultura letteraria, in Aa.Vv., Dall\u2019Eremo al Cenobio, Libri Scheiwiller, Milano 1987, 279-320; G. Cavallo, Dallo \u201cscriptorium\u201d senza biblioteca alla biblioteca senza scriptorium, in ivi, 321-424; G. Penco, Il monachesimo tra spiritualit\u00e0 e cultura, Jaca Book, Milano 1991, 79-81 e 175s. <\/p>\n\n\n\n<p>[129] Su questo si veda in generale J. Ries, Incontro e dialogo, Jaca Book, Milano 2009; sulla continuit\u00e0 con il paganesimo nordico rimandiamo a R. Boyer, Il Cristo dei Barbari, Morcelliana, Brescia 1992; sul permanere di elementi pagani all\u2019interno della liturgia cristiana si veda ad esempio M. Eliade, Il Mito dell\u2019eterno ritorno, Borla, Roma 1989. <\/p>\n\n\n\n<p>[130] Basti pensare alla festa del Natale \u201cla pi\u00f9 pagana di tutte le feste\u201d istituita solo nel IV secolo in continuit\u00e0 con le celebrazioni del Sol Invictus (cf. J. Danielou, Miti Pagani, 30).<\/p>\n\n\n\n<p>[131] J.R.R. Tolkien, Finn and Hengest, Harper Collins Publishers, London 1998, 14. <\/p>\n\n\n\n<p>[132] Cf. J. Danielou, I Santi, 37-121. 133 Cf. W. Hammond &#8211; C. Scull, Companion and Guide, Harper Collins, London 2005, 439. <\/p>\n\n\n\n<p>[134] Cf. Mt 12,40 e 27,52; 1Pt 3,19. <\/p>\n\n\n\n<p>[135] Cf. Rm 21-23; cf. Sap 13,6. <\/p>\n\n\n\n<p>[136] Cf. Eb 11,6. <\/p>\n\n\n\n<p>[137] Cf. At 17,16-34. <\/p>\n\n\n\n<p>[138] \u00abTutto ci\u00f2 che \u00e8 stato espresso correttamente in ognuno di essi [platonici e stoici] appartiene a noi cristiani\u00bb: II Apologia, 13, 4; \u00abTutti coloro che hanno vissuto secondo il Verbo, di cui partecipano tutti gli uomini, sono cristiani, fossero pure considerati atei come, tra i Greci, Socrate, Eraclito e i loro simili e, tra i barbari, Abramo, Elia e tanti altri\u00bb: I Apologia, 45, 2-5. Cf. II Apologia 10, 2 e I Apologia, 60 per i possibili riferimenti biblici presenti nel Timeo. <\/p>\n\n\n\n<p>[139] \u00abLa filosofia apre la via che Cristo porta a termine\u00bb: Stromata I, c. 5,6; \u00ab[\u2026] la filosofia prepara all\u2019accoglimento della verit\u00e0\u00bb: Stromata I, c. 16 n. 5; \u00ab[\u2026] orbene, la verit\u00e0 \u00e8 una, e le scuole filosofiche \u201cbarbare\u201d pretendono ciascuna che la parte di verit\u00e0 che ha ricevuto sia l\u2019intera verit\u00e0\u00bb: Stromata I, c. 13, 57.Cf. Stromata V, c. 10, 66, 3 e Protrettico, 74, 7. <\/p>\n\n\n\n<p>[140] Autore della Praeparatio Evangelii. <\/p>\n\n\n\n<p>[141] \u00abBisogna contare nella Chiesa tutti i santi che sono vissuti anche prima della venuta di Cristo e hanno creduto che sarebbe venuto come noi crediamo che \u00e8 venuto\u00bb: De catechizandis rudibus, 3, cit. in J. Danielou, I Santi, 20. <\/p>\n\n\n\n<p>[142] Cf. J. Danielou, Dio e noi, BUR, Milano 2009; Id., I Santi; H. De Lubac, Paradosso e Mistero della Chiesa, Jaca Book, Milano 1997; cf. lo studio su De Lubac di I. Morali, La salvezza dei non cristiani, Emi, Bologna 1999.<\/p>\n\n\n\n<p>[143] Su questi temi e il connesso sviluppo del principio \u201cExtra Ecclesiam nulla salus\u201d si vedano: L. Caperan, Le problem de la salut des infedeles, Grand Seminarie, Tolosa 1934; J.A. Hardon, Salvation of Infedels, New Catholic Enciclopiedia, vol 7, 1967, 502-504; F.A. Sullivan, Savation outside the Church?, Wipf, Oregon 2002; M. Muller, The Catholic Dogma \u201cExtra Ecclesia nullo omnino salvetur\u201d, Hartford, Connecticut 2007; S. Mazzolini, Chiesa e Salvezza, Urbaniana UP, Roma, 2008. <\/p>\n\n\n\n<p>[144] Cf. J. Danielou, Messaggio Evangelico e cultura ellenistica, EDB, Padova 2010; W. Jaeger, Cristianesimo primitivo e paideia greca, La Nuova Italia, Firenze 1966. <\/p>\n\n\n\n<p>[145] Cf. In II Sententiarum, d. 9, a. 8, ag 3. Cf. ivi, ad 3; In III Sententiarum, d. 24, q. 1, a. 3A; STh I, q. 62, a. 5; De Malo, q. 2, a. 11. <\/p>\n\n\n\n<p>[146] Cf. Summa Theologiae I, q. 2, a. 2 ad 1; Summa Contra Gentiles libro I cap. 3. <\/p>\n\n\n\n<p>[147] Cf. Summa Theologiae III, q. 8, a. 3 ad 1. <\/p>\n\n\n\n<p>[148] Cf. ivi II-II, q. 7, a. 3, in cui si dice che la \u201csostanza\u201d della fede \u00e8 la medesima (esistenza di Dio e sua Provvidenza, secondo Eb 11,6) dalla prima comparsa dell\u2019uomo in poi, per quanto vi sia storicamente una sempre maggiore rivelazione del suo contenuto (passione, morte e resurrezione di Cristo). Cf. J. Danielou, I Santi, introduzione, 19-35. <\/p>\n\n\n\n<p>[149] Cf. In III Sententiarum, d. 18, a.6B ad 1; In IV Sententiarum, d. 45, q. 1, a. 3 arg. 5: egli, come Elia, si trova nel Paradiso Terrestre e non ancora in quello Celeste. <\/p>\n\n\n\n<p>[150] Cf. Summa Theologiae II-II q. 2, a. 7, ad 3. <\/p>\n\n\n\n<p>[151] Cf. De Veritate, q. 6, a. 6, ad 4. <\/p>\n\n\n\n<p>[152] Cf. Divina Commedia, Cantica III, c. XX, 103s. <\/p>\n\n\n\n<p>[153] Cf. ibidem. <\/p>\n\n\n\n<p>[154] Cf. Cantica I, c. IV. La Commissione Teologica Internazionale (La speranza della salvezza dei bambini che muoiono senza battesimo, Libreria Editrice Vaticana, Citt\u00e0 del Vaticano 2007) ha per\u00f2 giudicato il limbo come un\u2019ipotesi teologica ormai superata.<\/p>\n\n\n\n<p>[155] Si tratta del volume di C. Horstman (Hg.), Altenglische Legenden, Verlag Von Gebr. Henninger, Heilbronn 1881, 264-274, conservato nella English Faculty Library di Oxford (coll. VC272). <\/p>\n\n\n\n<p>[156] L. Caperan, Le problem de la salut des infedeles, 592. <\/p>\n\n\n\n<p>[157] F.A. Sullivan, Salvation outside the Church?, 150-151. <\/p>\n\n\n\n<p>[158] Si vedano ad esempio le gi\u00e0 citate opere di De Lubac e Danielou. <\/p>\n\n\n\n<p>[159] Cf. Lumen Gentium, 16. <\/p>\n\n\n\n<p>[160] Cf. Giovanni Paolo II, Enciclica Fides et Ratio; Benedetto XVI, Fede, ragione e universit\u00e0; Francesco, Lumen Fidei.<\/p>\n\n\n\n<p>[161] Cf. T. Honegger, A Mythology for England: The Question of National Identity in Tolkien\u2019s Leg-<br>endarium, in Hither Shore 3 (2006) 13-26. <\/p>\n\n\n\n<p>[162] J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Appendice A.5, 1146.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempo di lettura: 40 minuti Premessa Per quanto Tolkien affermi esplicitamente di non essere un metafisico [1], tanto da non citare mai tra le sue fonti (n\u00e9 nelle sue opere, n\u00e9 nei suoi scritti privati) alcun filosofo o teologo, \u00e8 tuttavia indubbio che la sua narrazioni contenga, sebbene in modo non \u201csistematico\u201d, profondi contenuti teologici&hellip;&nbsp;<a href=\"https:\/\/wordsfly.org\/it\/2023\/05\/31\/quale-teologia-per-la-terra-di-mezzo-di-j-r-r-tolkien\/\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto &raquo;<span class=\"screen-reader-text\">Quale teologia per la terra di mezzo di J.R.R. 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