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PAPA LEONE XIV: TRA DOMANDE, DUBBI E PERPLESSITÀ

Dall’ormai storica elezione dell’8 maggio 2025 è passato un po’ di tempo e possiamo cominciare ad avere qualche idea circa lo stile di Papa Leone XIV. Se da una parte il nuovo Pontefice è in perfetta continuità con il pontificato precedente (cura del Creato, attenzione verso gli ultimi, stile sobrio…), dall’altra vediamo, invece, una maggiore attenzione alla forma (liturgia più curata, l’utilizzo delle automobili degne di un Capo di Stato, gli apparati tradizionali del Pontefice come la mozzetta e la stola…). Chi è, dunque, Papa Leone XIV? È il nuovo Bergoglio, come qualcuno voleva? Oppure è l’antitesi del suo predecessore, come avrebbe desiderato qualcun altro? La forza di Papa Prevost sta esattamente nel fatto che è impossibile attaccargli un’etichetta. La libertà di Papa Leone sta nello sfuggire agli schemi umani, in altre parole è davvero cattolico. Chi è veramente cattolico, infatti, non si lascia imprigionare in bandiere ideologiche o in polarizzazioni varie, chi è cattolico si mette quotidianamente a servizio del Vangelo e pertanto, sbilanciandosi costantemente verso Dio e verso il prossimo, per paradosso, trova un giusto equilibrio, non vedendo contraddizioni tra tradizione e innovazione.
Andiamo per punti:

  1. Papa Leone XIV non è un influencer: il ruolo del Pontefice, chiunque esso sia, non è quello di giullare o di politico ma, come spesso ha ricordato Papa Prevost, è quello di “confermare il popolo di Dio nella fede”. Non è strano, pertanto, se non rilascia dichiarazione sensazionalistiche alle telecamere o non si abbassa a gesti acchiappa like, il Papa non è il testimonial della Chiesa, ma è il testimone del Vangelo per eccellenza. Qui vediamo tutta la libertà nella persona di Papa Leone XIV.
  2. Papa Leone XIV non è il successore di Papa Francesco: per quanto è normale trovare continuità tra i vari magisteri dei Pontefici, per quanto l’allora Cardinale Prevost conoscesse personalmente Papa Francesco, per quanto i giornalai parlino del Pontefice come del successore di quello precedente, è bene ricordare che il Papa è il successore di San Pietro. Non siamo infatti all’interno di una discendenza monastica, ma di una Tradizione apostolica, concetto ben diverso. Alla luce di quanto affermato in Dei Verbum 8: (“Ciò che fu trasmesso dagli Apostoli comprende tutto quanto contribuisce alla condotta santa e all’incremento della fede del Popolo di Dio. Così la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede”), Papa Benedetto XVI ha detto: “La Tradizione è dunque il Vangelo vivo, annunciato dagli Apostoli nella sua integrità, in base alla pienezza della loro esperienza unica e irripetibile: per opera loro la fede viene comunicata agli altri, fino a noi, fino alla fine del mondo. La Tradizione, pertanto, è la storia dello Spirito che agisce nella storia della Chiesa attraverso la mediazione degli Apostoli e dei loro successori, in fedele continuità con l’esperienza delle origini”. Pertanto non esiste errore peggiore, quando si parla dei Papi, di parlare di Bergoglio bis, così come non esisterà un Prevost bis, o non è esistito un Ratzinger bis o un Wojtyla bis…
  3. Papa Leone XIV non è un nostalgico dei bei tempi andati, come qualcuno tenta di far intendere. Prevost semplicemente rispetta la forma tipica dei Pontefici, sapendo che chi fa il Papa non è chiamato a usare tale magistero a proprio piacimento. In altre parole, non è il ruolo del Papa che deve adattarsi al singolo Pontefice “in carica”, ma è il Pontefice regnante che deve adattarsi al ruolo del Papa. Certamente ogni Papa mette la propria sensibilità, la propria persona, arricchendo di fatto il magistero con l’umanità e la personalità che lo contraddistingue; Deve, tuttavia, restare, per così dire, “sottomesso” al servizio di cui è stato investito dallo Spirito Santo, il quale ha ispirato il Conclave riunito per l’elezione del successore di Pietro.
  4. Papa Leone XIV non è immanicato né con il Presidente americano Donald Trump, né con i cosiddetti “Maga”. È bene ricordare, infatti, che in passato l’attuale Vicepresidente americano, J. D. Vance, disse in un’intervista che “esiste un concetto cristiano secondo cui si ama la propria famiglia, poi si ama il prossimo, poi si ama la propria comunità, poi si amano i propri concittadini e, infine, si dà priorità al resto del mondo. Gran parte dell’estrema sinistra ha completamente capovolto questo concetto”. Dopo un po’ di tempo arriva la risposta sulla piattaforma X proprio da parte del Cardinale americano: “JD Vance sbaglia: Gesù non ci chiede di classificare il nostro amore per gli altri», criticando implicitamente l’approccio selettivo dell’amministrazione Trump verso gli immigrati e le parole del vicepresidente che, nel giustificare le deportazioni di immigrati illegali, aveva citato la priorità nel dare sicurezza e amore ai propri cari e poi agli altri”. La linea “politica” di Prevost è sempre stata atipica, se si ragiona sul piano prettamente politico (destra – sinistra). E questo perché? Semplicemente perché Prevost è sempre stato cattolico, osservando la dottrina e testimoniando il Vangelo.